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Il mondo secondo Gauss: geo-localizzazione e riferimenti del territorio

Scritto da Renzo Carlucci il 2 Aprile 2012 in Editoriali

Due temi, connessi alle infrastrutture sensoriali delle città, ci riconducono alla considerazione dell’importanza dei riferimenti su cui poggiano le rappresentazioni della realtà in cui viviamo. In una smart city, entità ancora non ben definita, ma fortemente percepita, voluta, promossa e analizzata negli ambienti della neo-geography, ma anche in via di commercializzazione da parte di alcune realtà industriali, si integra l’espressione artistica ‘migrante’,  derivata dai flussi degli artisti d’Oltre-Europa, spesso difficilmente geo-localizzati e dispersi in spazi cittadini non consoni alle loro attività. Si rappresenta l’aspetto ‘polifonico’ delle città utilizzando tecnologie geografiche per raffigurare particolari aspetti dell’umanità in sistemi di mappe pluridimensionali condivise, come ad esempio le Maps of Babel, che mirano a individuare schemi e modelli di comportamento alla scala urbana delle diverse etnìe che la abitano.

 

Negli USA le Smart Cities, almeno nella visione del MIT di Boston, perseguono la sostenibilità, la vivibilità e l’equità sociale attraverso l’innovazione tecnologica e il design. Al tempo stesso, una visione più europea,  che è anche alla base del prossimo 8° Programma Quadro della Ricerca e Innovazione della Comunità Europea, vede aspetti  di convergenza di varie componenti che di per se stesse devono diventare smart per fondersi in città viste come sistemi di sistemi, con opportunità emergenti per l’introduzione di sistemi digitali nervosi, a risposta intelligente e ottimizzata per ogni livello d’integrazione.

 

Su quale supporto sono fondate? Un supporto definito da rigide teorie e applicazioni geometrico-matematiche, che tendono a rappresentare il nostro pianeta su modelli il più possibile corrispondenti alla realtà con un’approssimazione definibile e quantizzabile, anche attraverso teorie che restituiscano il grado di affidabilità della rappresentazione impiegata. Esempi di sperimentazioni geografiche collaborative come i WikiGis, che oggi si propongono di superare mappe collaborative quali Wikimapia, OpenStreetMap, Google MapMaker, ArgooMap, Geodeliberator, raggiungono una vera geo-collaborazione  che culmina con la wikificazione dell’informazione geografica, si poggiano su una infrastruttura spaziale di dati organizzata in un unico sistema di riferimento, spesso chiamata semplicemente ‘sfondo’ o ‘mappa di base’. Il WikiGis sfrutta quindi tre paradigmi di base: lo sviluppo della partecipazione nella realizzazione di sistemi informativi geografici pubblici; il passaggio dalla produzione richiesta di geo-informazioni a quella puramente volontaria; e in ultimo la wikificazione legata alla seconda, che avviene con un leggero spostamento temporale.

 

Tutto è geo-riferito o meglio è geo-“qualcosa”, specialmente nelle smart cities, come se ci fossimo d’improvviso accorti di appartenere – stile Matrix – ad un sistema matematico ordinato da un riferimento più o meno cartesiano. I diagrammi cartesiani cui eravamo abituati dalla nostra formazione scolastica di base stanno cambiando. La solidità della mappatura e dei riferimenti statici cui appoggiarsi diviene dinamica, accelerando e alterando la nostra ‘action’ e il senso comune della relatività spazio-temporale anche  nella comprensione dei fenomeni territoriali, considerato che ancora oggi, sebbene dall’enunciazione delle teorie di Einstein sia trascorso quasi un secolo, l’essere umano patisce in parte il relativismo aspirando a generici riferimenti assoluti. Dal 1984 – quando vennero introdotti sistemi di riferimento legati ai satelliti per il posizionamento globale del GPS – è stata per così dire abbandonata la rete geometrica statica di riferimento, per adottare sistemi variabili in funzione del tempo e anche in funzione della velocità di rotazione del nostro pianeta, che è mutevole, mantenendo gli equilibri dinamici spaziali.

 

Dobbiamo imparare a navigare anche con riferimenti instabili e ritrovare quell’orientamento consapevole che è appannaggio esclusivo – almeno finora sembrerebbe – del nostro cervello, capace di discernere tra miliardi di informazioni giuste, errate o corrotte, lasciandoci orientare tra l’istinto di sopravvivenza, le intuizioni e le scelte più razionali o fantastiche e il cosiddetto sesto senso, o la sensibilità ‘dilaniata’, per non dire alienata, del ‘quinto senso e mezzo’ di Dylan Dog.

 

Riferimenti
Roche S.; Mericskay B.; Batita, W.; Bach M.; Rondeau M., WikiGIS Basic Concepts: Web 2.0 for Geospatial Collaboration, in Future Internet 2012, 4, 265-284.  Open Access Link: http://www.mdpi.com/1999-5903/4/1/265/ [1]

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