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Gestire l’informazione per gestire il patrimonio: il caso della Regione Lombardia

Scritto da Marta Severo il 1 Marzo 2011 in Tecno-scenari

Introduzione
Negli ultimi anni, il sistema di tutela dei beni culturali è entrato in una fase di profondo rinnovamento. Il concetto di bene culturale come entità singola di particolare interesse è stato superato dall’idea di patrimonio diffuso come territorio punteggiato di numerosi beni collegati tra loro in modo sistemico. Davanti a questa nuova realtà, le amministrazioni che si occupano della tutela si trovano spesso impreparate non disponendo né di un’organizzazione né di strumenti adeguati (Zan et al, 2007). Sempre di più, inoltre, la gestione del territorio impone agli enti pubblici di interagire e collaborare con i professionisti, i centri di ricerca e i cittadini interessati. Spesso, tuttavia, la comunicazione tra questi attori è lenta e conflittuale e le operazioni di tutela e promozione risultano inefficaci.
Di conseguenza, gli enti incaricati della gestione dei beni culturali sono oggi obbligati a esplorare nuove soluzioni di salvaguardia. Servono strumenti innovativi in grado non solo di costruire politiche chiare e condivise di identificazione e governo dei beni, ma anche di creare una consapevolezza condivisa riguardo il valore del territorio e il bisogno di conservarlo e valorizzarlo. In questo scenario, le tecnologie Web, dimostrano un grande potenziale di rinnovamento(1).  L’utilizzo di tali tecnologie è ancora relativamente raro nel settore dei beni culturali, a causa della scarsità di risorse economiche e di personale competente (Carugati et al, 2005).
Considerando tale situazione, è interessante indagare come gli strumenti web intervengono oggi nella gestione del patrimonio diffuso in Italia e come potrebbero essere impiegati in futuro in modo più incisivo. Tale tema è stato affrontato dal punto di vista empirico attraverso l’analisi del caso della Regione Lombardia. Al fine di mettere in luce i legami tra le tecnologie Web e la struttura organizzativa dell’ente, abbiamo indagato non solo l’interfaccia dei siti web ma soprattutto ciò che ne permette il funzionamento. Grazie a una serie d’interviste al personale della Direzione Culture, Identità e Autonomia della Lombardia, è stato possibile comprendere come le informazioni sul patrimonio sono organizzate in collezioni di dati e come tali collezioni comunicano tra loro in modo da costruire la struttura della conoscenza alla base della tutela del patrimonio lombardo.

Dal patrimonio all’informazione: le collezioni di dati della Regione Lombardia
Le informazioni concernenti i beni architettonici della Regione Lombardia sono gestite da una pluralità di attori: l’ente Regione Lombardia (con le sue diverse Direzioni, in particolare la Direzione Culture, Identità e Autonomia della Lombardia); la Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici (ente periferico del Mibac); le Soprintendenze; le Province e i Comuni.
Tale pluralità si riflette anche in una molteplicità di siti web e di fonti d’informazione. L’ente Regione da solo ha quattro siti web che forniscono informazioni complementari. Il sito LombardiaBeniculturali, sviluppato dall’Università di Pavia, è dedicato al catalogo dei beni e rende accessibili le schede SIRBeC (Sistema Informativo dei Beni Culturali della Regione Lombardia) approvate dalla Regione. Il sito web istituzionale della Direzione Culture, Identità e Autonomie della Lombardia raggruppa news, bandi, e finanziamenti. Il sito web LombardiaCultura, portale della Direzione Culture, è diretto principalmente al grande pubblico e a breve sarà inglobato nel portale unico della Regione Lombardia. Infine, Nadir è il sistema webGIS dedicato ai beni culturali della Regione.
Attraverso una serie di interviste al personale dell’ente(2),  è stato possibile indagare le modalità di gestione e di scambio dei dati attraverso queste piattaforme. E’emersa una struttura informativa particolarmente complessa. I dati non sono organizzati in un unico sistema, ma sono invece dispersi in numerose collezioni di competenza di diversi uffici. Inoltre, non tutti i dati sono organizzati in un database relazionale: alcuni dati sono conservati attraverso sistemi di gestione più deboli e idiosincratici. Attraverso l’indagine, è stato possibile individuare le seguenti collezioni di dati:
1. Il dataset del Sirbec raccoglie le schede catalografiche dei beni culturali della Regione. Le schede sono conservate in un database Oracle, che risiede sui server di LombardiaInformatica (la sezione della Regione che si occupa dello sviluppo di applicativi informatici). La Direzione Culture è responsabile dei suoi contenuti. Le schede sono create secondo gli standard nazionali dell’ICCD da operatori locali dispersi sul territorio e finanziati nell’ambito di specifiche campagne di catalogazione. Il processo di trasferimento dei dati dagli operatori alla Direzione Generale è macchinoso e non è organizzato in fasi chiare e ruoli organizzativi definiti. Gli operatori utilizzano una maschera d’inserimento basata su un database Microsoft Access installato sul computer locale, ma che rispecchia la struttura del database. Una volta che tutte le schede di una campagna sono completate, l’operatore le invia a LombardiaInformatica che procede a ulteriori collaudi e quindi carica i dati nel database Sirbec di lavoro. A questo punto, la Direzione Culture procede ai controlli di contenuto. Se le schede sono corrette vengono trasferite nel database ufficiale. Se ci sono degli errori LombardiaInformatica oppure la Direzione Culture chiede agli operatori di apportare le opportune modifiche.
2. Il dataset di LombardiaBeniCulturali è destinato a diventare il database unico dei beni culturali della Lombardia. Ad oggi raccoglie le schede Sirbec approvate dalla Direzione Culture e le schede precedentemente raccolte nel database Archivi Storici. Lo stesso dataset accoglierà in futuro le schede relative ai beni immateriali. LombardiaBeniCulturali è collegato al dataset delle informazioni territoriali, fornendo la georeferenziazione dei beni architettonici. Il database, sviluppato interamente con software open source, è gestito da un’equipe dell’Università di Pavia e risiede sui server dell’università. La novità di questo progetto risiede nella volontà di combinare informazioni provenienti da diverse discipline. Per gestire la diversità degli oggetti, è stato scelto l’approccio controverso degli authority file, vale a dire liste di entità (luoghi, persone, istituzioni,  ecc.) che possono essere identificate univocamente nelle diverse descrizioni.
Questo database non è direttamente collegato al database Sirbec: periodicamente, i dati vengono esportati dal Sirbec e importati nel database di LombardiaBeniCulturali. Tale scelta, dovuta principalmente all’incompatibilità tra i software utilizzati, comporta evidenti problemi di sincronizzazione, aggravati anche dal fatto che la redazione del sito LombardiaBeniCulturali può aggiungere informazioni che non vengono riversate nel database del Sirbec.
3. Il dataset di LombardiaCultura racchiude i contenuti relativi alla comunicazione istituzionale della Direzione Culture e alimenta le pagine del sito web www.lombardiacultura.it [1] che a breve sarà integrato nel nuovo portale della Regione. Per quel che concerne le informazioni più strettamente collegate ai beni culturali, in questo database possono essere inserite schede divulgative riguardanti specifici beni che però, al momento, non possono essere collegate ai database del Sirbec o del Portale Unico.
4. Il dataset delle informazioni territoriali (Nadir), gestito da LombardiaInformatica, raccoglie le coordinate geografiche degli immobili e degli scavi archeologici. La Direzione sta lavorando all’integrazione di Nadir nel Portale Unico dei Beni Culturali. Il collegamento sarà basato sugli oggetti. Questo implica che gli stessi oggetti siano presenti in entrambi i dataset e che la sincronizzazione sia precisa.
5. Il dataset interno raccoglie tutti quei dati che sono gestiti dai singoli uffici della Direzione nella gestione quotidiana delle procedure amministrative e di contabilità. Questi dati, gestiti attraverso applicativi LotusNotes (sviluppati da LombardiaInformatica), rimangono completamente scollegati da tutti gli altri dataset e non sono dunque accessibili online.
6. Il dataset dei beni immateriali raccoglie tutte le informazioni sui beni di competenza della sezione beni immateriali. Esse sono raccolte in un database autonomo (archivio AESS) sviluppato in Oracle con un’interfaccia web basata anche su MySQL. Attraverso l’interfaccia web, le schede possono essere inserite sia dagli operatori della Direzione Culture, sia da operatori di istituti esterni. Il dataset dei beni immateriali è collegato a quello del Sirbec in molti modi. Piuttosto che a un unico database, si punta ad avere database separati ma fortemente compatibili e basati sulla stessa interfaccia utente.
L’archivio dei beni immateriali incontra importanti difficoltà nel collegamento con altri dataset nazionali e internazionali in quanto non esiste uno standard accettato e condiviso di scheda catalografica.

Dall’informazione al patrimonio: come i flussi informativi strutturano la conoscenza
Una volta indagati in dettaglio i singoli database è stato possibile passare a un’analisi globale dei flussi informativi sul patrimonio diffuso (vedi immagine 1).

Immagine 1. I flussi informativi della Direzione Culture della Regione Lombardia

Tale analisi ha permesso di mettere in evidenza alcuni punti critici della struttura della conoscenza del patrimonio.
1. Pluralità di collezioni. Diversi dataset, a volte collegati in modo automatico a volte in modo manuale, entrano in gioco nella gestione delle informazioni. Un’organizzazione di flussi informativi basata su una pluralità di basi di dati costituisce allo stesso tempo una risorsa e un rischio. Da un lato, può essere più flessibile rispetto a una struttura maggiormente centralizzata e i diversi dataset possono adattarsi meglio alla specificità dei diversi tipi di dati. D’altra parte, questo tipo di struttura può essere anche molto rischiosa se le relazioni tra database e i flussi informativi non sono attentamente monitorati. Nel caso analizzato, le relazioni tra i diversi dataset sono di diverso tipo. A volte possono creare preziose sinergie sfruttando l’utilizzo di strutture di connessione come gli authority file (vedi archivi-LBC) o con connessioni dirette (Nadir-LBC). Altre volte possono creare gravi problemi di sincronizzazione e pericolo di perdita dei dati, come tra Sirbec e LBC. Altre volte ancora le relazioni sono totalmente basate su contatti umani, con notevole rischio di errore, rallentamenti e dispersione dei dati.
2. Ruolo centrale del personale. Il nodo centrale dello schema è costituito dal personale della Direzione Culture che è l’unico punto di connessione tra tutti i dataset che entrano in gioco e interviene direttamente nella validazione di tutti i dati. Tale organizzazione è problematica in quanto le relazioni tra persone sono soggette a difficoltà non facilmente controllabili e possono causare duplicazioni e fraintendimenti e perdite di dati.
3. Relazioni mancanti. Alcune relazioni fondamentali tra dataset sono solo in fase di progettazione (segnalate da frecce grigie tratteggiate), come quella tra il dataset AESS e LombardiaBeniCulturali, o non sono ancora state previste, come quella tra LombardiaCultura e Sirbec.
4. Sincronizzazione critica. Alcune relazioni tra dataset presentano importanti criticità riguardanti le modalità di sincronizzazione. Nella maggior parte dei casi, il problema è quello di trovare il modo di collegare dati di diversi dataset, evitando duplicazioni. In questo senso, una strada promettente è quella degli authority file.
5. Scarsa automatizzazione dei flussi. Alcune relazioni fondamentali (caricamento dati nel Sirbec, dati sui finanziamenti) non sono automatizzate (segnalate da frecce nere tratteggiate). E non si basano su procedure standardizzate.
6. Molteplicità di attori. Una molteplicità di attori sia umani che tecnologici intervengono nel processo. Da un lato, tale fattore è segno della ricchezza della struttura informativa che può godere di molteplici input e output. D’altro lato, l’intervento di molti attori può essere causa di errori e rallentamenti. In particolare, nel caso analizzato, più attori umani contribuiscono allo sviluppo progettuale e tecnologico del sistema provocando importanti divergenze.
7. Frattura tra contenuti e attività. Lo schema mette in evidenza una frattura tra i dataset più strettamente collegati ai contenuti dei beni culturali e i dataset che si riferiscono alle attività collegate alla gestione dei beni. Tale frattura rispecchia una frattura nelle procedure organizzative dell’ente, in cui il personale che si occupa direttamente della tutela non è in nessun modo collegato alle attività che ruotano attorno alla gestione dei beni.
8. Difformità dell’unità base. I dataset si differenziano a livello dell’unità elementare su cui sono costruiti. Anche se nella maggior parte dei casi si tratta del bene culturale, in ogni dataset il bene viene colto nella sua specificità. Questo modo di operare garantisce una elevata capacità descrittiva dei dataset, ma crea notevoli problemi quando si vogliono collegare diversi dataset tra loro.

Conclusioni
In questo articolo, attraverso l’analisi del caso della Regione Lombardia, si è cercato di mettere in luce alcuni aspetti critici in senso positivo o negativo dell’organizzazione della conoscenza del patrimonio diffuso. A partire dall’analisi dei siti web della Regione, sono stati mappati i flussi di dati sottesi. In particolare, abbiamo descritto quali collezioni di dati esistono, quali informazioni sono o dovrebbero essere scambiate, quali di questi scambi avvengono con successo e quali con difficoltà.
Tale analisi ha rivelato la complessità dell’utilizzo del Web a supporto delle operazioni di tutela. Se le potenzialità di questi strumenti sono indiscutibili, è evidente che il loro utilizzo richiede un’attenta progettazione della struttura dei dati e della gestione dei flussi informativi e il coinvolgimento consapevole di tutti gli attori coinvolti. Dal quadro delineato emerge chiaramente l’esigenza di adottare uno sguardo globale in riferimento alla questione dei flussi informativi, perché il concentrarsi su specifici database, applicativi o interfacce può far trascurare problematiche più gravi. Di conseguenza, un’efficace implementazione del Web come supporto alle politiche di tutela e di gestione del patrimonio diffuso deve partire dalla risoluzione di alcuni nodi chiave legati alla gestione dei dati, vale a dire dall’accurata progettazione del rapporto tra le diverse collezioni di informazioni, dalla definizione di standard semplici e condivisi per gestire lo scambio di informazioni e, infine, dalla sensibilizzazione e formazione del personale all’utilizzo di sistemi digitali di archiviazione e scambio dei dati.

Note
(1) Si vedano i progetti europei Minerva, EPOCH e più recentemente EUROPEANA.
(2) L’indagine ha coinvolto: Ninfa Cannada Bartoli – Dirigente della Direzione Culture; Rita Gigante; Roberto Grassi; Claudio Mastri; Renata; Enzo Minervini; Diego Ronzio; Giuseppe Speranza; Sergio Urbisci.

Bibliografia
Carugati A., Hadzilias E., Demoulin N., “Setting the Framework for Developing E-Government Services on Cultural Heritage”, In: Proceedings of the European Conference of Information Systems, Regensburg, 2005.
EPOCH, D4.2.2: “Report on evaluation and design methodologies”, April, 2005.
Zan L., Bonini Baraldi S., Gordon C., “Cultural Heritage between Centralization and Decentralization. Insights from the Italian Context”, In: International Journal of Cultural Policy, N.1, Vol.13, 2007.

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