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L’azione comunitaria “Capitale Europea della Cultura”

Scritto da Riccardo Dalla Torre il 1 Luglio 2010 in Metropolis

1. Introduzione
La transizione dei sistemi economici più avanzati verso attività ad alto contenuto creativo ed orientate all’innovazione passa anche attraverso il riposizionamento competitivo di interi sistemi urbani verso le attività culturali ed il sistema ricettivo. Turismo e cultura fanno parte di articolati programmi di investimento e rinnovamento messi in atto da un eterogeneo insieme di realtà urbane, spesso costrette a cambiare vocazione a causa del mutato scenario competitivo. L’evento “Capitale Europea della Cultura” da ormai 25 anni rappresenta un trampolino di lancio per città in cerca di nuove strategie di sviluppo: una manifestazione in grado di incidere profondamente sulle dinamiche di crescita di molte realtà urbane che, a partire da questo evento, hanno dato avvio ad importanti piani di sviluppo culture-based.

In questo articolo si presenta l’azione comunitaria “Capitale Europea della Cultura”, delineando il meccanismo di selezione delle città designate “capitali”, ma soprattutto individuando gli elementi decisivi per il successo della manifestazione. Attraverso l’analisi dei casi-studio di Glasgow, Linz e Liverpool verrà approfondito l’impatto dell’evento sul sistema economico locale, allo scopo di definire in che modo la cultura possa contribuire a dare vita ad un nuovo modello di sviluppo locale.

2. La “Capitale Europea della Cultura”: programma, iter e criteri di selezione
Risale a 25 anni fa la decisione dell’allora Comunità Economica Europea di dare vita al programma “Città Europea della Cultura”, con lo scopo di promuovere le relazioni culturali all’interno dell’Unione Europea valorizzando la ricchezza e la diversità delle culture. La risoluzione che dà avvio al programma recita(1): “[…]la manifestazione «Città europea della cultura» dovrebbe essere l’espressione di una cultura caratterizzata, nella sua formazione storica e nel suo sviluppo contemporaneo, dal fatto di possedere al contempo elementi comuni ed una ricchezza generata dalla diversità. La manifestazione è organizzata per contribuire al ravvicinamento dei popoli degli Stati membri, ma occorre tener conto di ampie affinità culturali europee. La manifestazione dovrebbe rendere accessibile al pubblico europeo aspetti particolari della cultura della città, della regione o del paese interessato. […] si potrà dare risalto ad un’ampia varietà di aspetti particolari e di temi connessi suscettibili di valorizzare la città in questione ed, eventualmente, di sottolineare l’occasione speciale all’origine della scelta.”

Il programma “Città Europea della Cultura” è cresciuto nel tempo, trasformandosi in azione comunitaria a partire dal 1999, quando ha preso il titolo, decisamente più ambizioso, di “Capitale Europea della Cultura”(2). La nuova normativa prevede che i Paesi presentino le candidature delle proprie città secondo un principio di rotazione: è stato infatti stabilito un calendario che indica in quale anno – dal 2005 al 2019 – ogni Stato membro ne ha diritto. Fino al 1999 solo una città all’anno poteva ospitare l’evento, mentre con questa decisione viene data la possibilità a più località di ospitarlo nello stesso periodo. Dal 2005, quindi, due città sono insignite del titolo: una appartenente alla “vecchia Europa” ed una ai nuovi Paesi membri. Nel 2019 sarà il turno dell’Italia(3).

Se fino al 2004 le città venivano designate dagli stessi Stati membri, oggi c’è un’apposita commissione istituita per ogni Paese interessato dall’evento, composta da tredici personalità – sette designate dalle istituzioni europee(4)  e sei dallo Stato membro. Il compito di questa commissione è valutare le candidature: quest’ultime devono contenere un progetto culturale di dimensione europea, basato soprattutto sulla cooperazione culturale. Ogni città deve organizzare un programma di manifestazioni che valorizzi la propria cultura e il patrimonio culturale. La candidatura non può prescindere da aspetti quali: il sostegno al lavoro creativo, lo stimolo alla partecipazione della popolazione, l’impegno per l’impatto sociale dell’azione e per il suo prolungamento oltre l’anno delle manifestazioni (Palmer-RAE Associates, 2004). Le candidature vengono valutate anche in base a:
– il contributo allo sviluppo delle attività economiche, in particolare dell’occupazione e del turismo;
– le iniziative per lo sviluppo di un turismo culturale di qualità ed a carattere innovativo, in grado di conciliare le esigenze dei visitatori e delle popolazioni locali;
– la realizzazione di progetti volti a promuovere lo sviluppo di legami tra il patrimonio architettonico e le nuove strategie di sviluppo urbano;
– la promozione di azioni che abbiano lo scopo di valorizzare le diversità, favorire l’accesso dei giovani alla cultura, rafforzare la coesione sociale.

La selezione parte con molti anni di anticipo e segue un preciso iter procedurale. Sei anni prima dell’anno della manifestazione, gli Stati membri pubblicano un invito a presentare le candidature, rivolto alle città che potrebbero essere interessate. Quest’ultime hanno dieci mesi di tempo per presentare un progetto di massima del programma per l’anno in questione. La commissione si riunisce in ciascuno degli Stati membri interessati e redige un elenco di città idonee. Le città preselezionate hanno successivamente circa nove mesi per sviluppare ed approfondire il loro programma, sulla base del quale la commissione esprime la propria scelta finale.

3. L’impatto dell’evento: la cultura come leva di sviluppo
La selezione non avviene solamente in base al patrimonio culturale di una città, ma viene valutato in particolare il programma di eventi culturali che si intende organizzare. L’Unione Europea fornisce anche un contributo ai vincitori, pari a 1,5 milioni di Euro, ma tale sovvenzione non deve superare il 60% del bilancio totale. E’ chiaro tuttavia che non sono tanto questi finanziamenti ad interessare le città, quanto piuttosto la portata dell’evento a livello internazionale: se l’anno in cui si viene designati “capitale” viene sfruttato adeguatamente, la cultura può diventare un trampolino di lancio per un intero sistema economico, come mostrano gli esempi successivamente descritti.

Tab. 1 – Capitali Europee della Cultura, 1985-2013

Fonte: European Commission, 2009. In tabella sono state riportate anche le future capitali europee della cultura, attualmente già elette. Lo scorso 10 maggio sono state nominate anche quelle del 2014: saranno Umea (Svezia) e Riga (Lettonia).

Figura 1 – Capitali Europee della Cultura, 1985-2013


Fonte: European Commission, 2009.

Un evento di respiro internazionale rappresenta una cassa di risonanza per l’area urbana che lo ospita: Expo, Olimpiadi, mostre speciali diventano occasioni per rinnovare l’immagine di un territorio, ma soprattutto per stimolare lo sviluppo urbano, attrarre visitatori ed investimenti, rivitalizzare l’economia e creare infrastrutture. L’impatto turistico è il più immediato da misurare. Nello specifico, poi, il turismo culturale è un tipo di turismo “ricco”, ad elevata capacità di spesa, soprattutto per quanto riguarda alloggio e ristorazione.

La “Capitale Europea della Cultura” si è rivelata un’occasione importante soprattutto per quei territori il cui sistema economico locale stava attraversando una fase di cambiamento o di crisi, a causa della dismissione di alcuni cicli economici o di significative modifiche nel quadro internazionale. E’ soprattutto in questi casi che l’evento si è trasformato in una fondamentale leva di cambiamento delle specializzazioni del territorio: per alcune città l’anno della cultura ha segnato l’inizio di un nuovo periodo di sviluppo (Glasgow), per altre ha contribuito all’affermazione di un netto cambiamento di immagine e di tessuto economico (Linz), per altre ancora ha rappresentato la conferma di una strategia pluriennale vincente nella promozione dell’area urbana come meta culturale e come centro di attività creative ad alto contenuto innovativo (Liverpool).

4. Glasgow, Linz, Liverpool: tre casi di successo
Tra i casi di successo, la manifestazione ha avuto un impatto rilevante soprattutto per le città non particolarmente ricche dal punto di vista della dotazione culturale, ma che hanno operato un vero e proprio investimento in cultura. Una di queste è sicuramente Glasgow. La città scozzese decise di rinnovare la sua immagine di centro industriale investendo in cultura e fu eletta Capitale Europea nel 1990 (Santagata S., 2002). La produzione culturale fu particolarmente prolifica e, ad esempio, furono molte le nuove band musicali (alcune poi affermatesi a livello internazionale) sorte in quegli anni a Glasgow. Negli anni ’80 la città scozzese elaborò un programma per il rilancio dell’economia locale, finanziato sia dal settore pubblico, sia da quello privato. Venne creata una società mista (Glasgow Action) finalizzata allo sviluppo dell’industria turistica, alla crescita dell’immagine della città e al miglioramento ambientale del centro urbano. L’agenzia si occupò della rivitalizzazione dell’area centrale sfruttando le risorse già esistenti, cioè le istituzioni culturali di livello presenti in città (Scottish Opera, Ballet and Orchestra, BBC Symphony Orchestra, Citizen Theatre). Al tempo stesso, però, diede vita ad un centro espositivo di rilevanza nazionale e ad una rete di relazioni tra le grandi istituzioni pubbliche e le associazioni artistiche cittadine per rianimare la città con festival e manifestazioni. Inoltre, una società non profit nata negli anni ‘70 (Workshop and Artists Studio Provision Scotland Ltd) si occupò di dare agli artisti studi ed abitazioni a prezzi contenuti, contratti temporanei, servizi di commercializzazione delle opere ed altri servizi (sale espositive per esempio), attirando così molti creativi in città. A completare il quadro, va segnalata l’ideazione di una campagna di marketing, con lo scopo di lanciare la nuova immagine della città a livello internazionale e promuovere il suo capitale culturale. Grazie a questo insieme di attività, coordinate dall’agenzia, si rivitalizzarono le risorse locali, attirando l’industria turistica culturale, che contribuì alla crescita del reddito e dell’occupazione della città. Oggi Glasgow, che viene considerata in letteratura un esempio del cosiddetto distretto culturale metropolitano (Santagata W., 2000; 2004) – un insieme di musei, teatri, centri espositivi e organizzazioni culturali che producono cultura, servizi e beni fondati sulla cultura stessa – conosce uno sviluppo in particolare nelle attività finanziarie, a testimonianza che la cultura contribuisce a stimolare l’intero sistema economico locale.

Un altro caso di successo è Linz, Capitale Europea della Cultura nel 2009. La città, in passato nota solo come centro siderurgico, è oggi il terzo polo culturale dell’Austria, dopo Vienna e Salisburgo (Sacco e Pedrini, 2003). In particolare, Linz è uno dei più importanti centri, a livello mondiale, della multimedialità e delle nuove tecnologie applicate alla cultura. La trasformazione della città è partita dal Piano di Sviluppo Culturale del 2000, che sanciva la volontà di trasformare Linz da città dell’acciaio a città della cultura. Il festival Ars Electronica – un evento di rilevanza internazionale dedicato alla multimedialità che si tiene a Linz dal 1979 – si è nel tempo allacciato al Festival Bruckneriano(5) e all’Università di arte e disegno industriale. Negli anni, poi, sono nati il Prix Ars Electronica(6) e il Museum of the Future, centro polivalente diventato un punto di riferimento culturale per l’intera città, al cui interno è stato creato un centro di ricerca, produzione e sviluppo della multimedialità (Future Lab). Utilizzando Ars Electronica come elemento aggregante a livello territoriale e base per la costituzione di un vero e proprio polo culturale, Linz ha presentato negli ultimi anni un’ampia gamma di offerta culturale alla popolazione, con uno spazio dedicato appositamente alle minoranze etniche presenti ed un’enfasi rivolta alla partecipazione dei cittadini alla vita culturale della città e alla loro libera espressione. Il festival ha funzionato come catalizzatore della specializzazione produttiva di Linz, legandosi allo sviluppo culturale: in città sono stati periodicamente richiamati artisti e creativi che hanno determinato un graduale travaso di competenze dal sistema culturale al sistema produttivo, influenzando notevolmente il tessuto economico locale. I contatti stabilitisi tra cultura, tecnologia, innovazione e sistema produttivo hanno contribuito in maniera decisiva allo sviluppo della città, orientato sui temi dell’innovazione e della creatività. E proprio in questa commistione tra “mondi diversi” risiede il successo del piano di Linz: l’integrazione e la cooperazione tra il comparto artistico-culturale e quello scientifico-tecnologico, assieme alla riconversione a destinazioni d’uso culturali di spazi produttivi dismessi, ha fatto sì che l’intero sistema locale si orientasse verso l’innovazione.

Nel 2008 è stata la volta di Liverpool: la città inglese ha colto l’occasione per completare la sua trasformazione da centro industriale a polo innovativo-creativo. Il “recupero” del bacino portuale mostra come la strategia di rinnovamento urbano sia partita da lontano e abbia utilizzato la Capitale Europea della Cultura come trampolino di lancio: nei docks oggi ci sono alberghi, ristoranti, locali e la città ha attualmente il più alto numero di musei ed edifici tutelati dalle Belle Arti in Inghilterra dopo Londra. La stessa Tate Gallery – proprio a Liverpool è stata aperta la seconda sede dopo quella londinese – si trova nella zona portuale, insieme ad altri centri museali. D’altro canto, i dati ufficiali della manifestazione sono inequivocabili (Garcia, Melville e Cox, 2009): nel 2008 quasi 10 milioni di visite, pari al 35% del totale, sono state determinate direttamente dall’evento, con un impatto economico superiore ai 750 milioni di sterline in termini di spesa diretta dei visitatori nell’intera regione e oltre 1 milione di pernottamenti in più solo negli hotel cittadini. 2,6 milioni di visitatori stranieri si sono recati a Liverpool per l’evento e ben il 97% di loro per la prima volta: la città è effettivamente diventata una meta turistica, come confermato dai 27,7 milioni di visitatori totali del 2008, in crescita del 34% rispetto all’anno precedente. I musei, d’altro canto, hanno registrato aumenti negli ingressi dal 30% al 65%. Bisogna poi segnalare come gli investimenti di rigenerazione del centro urbano siano stati coperti per ben il 90% da privati, su un totale di oltre quattro miliardi di sterline: l’intero tessuto cittadino, quindi, ha creduto all’evento ed alcuni progetti più di altri mostrano la lungimiranza degli investimenti. Basti pensare al nuovo centro congressi, ma soprattutto al nuovo terminal per le navi di crociera, costato 15 milioni di sterline. L’elemento forse più interessante è però la determinazione nel voler portare avanti nel tempo i benefici della manifestazione: i piani post-evento, infatti, sono già ben delineati e partono dalla costruzione di altre infrastrutture culturali, confermando così la nuova vocazione della città.

5. Conclusioni: la cultura conta
Sono ormai numerosi gli studi che sottolineano l’importanza della cultura come fattore di sviluppo (Benhamou, 2004; Florida, 2002; Sacco e Tavano Blessi, 2005; Santagata W., 2007; Throsby, 2001) e la rilevanza del settore culturale nelle economie contemporanee (Confcultura, 2009; Eurostat, 2007; Federculture, 2007; 2008; KEA – Rapporto Jàn Figel, 2006). Più città – non solo in Europa – hanno dato vita a nuovi modelli di sviluppo a partire dal fattore culturale: la cultura costituisce infatti una risorsa collettiva che contribuisce ad alimentare la creatività, a stimolare l’innovazione e ad accrescere la qualità del capitale umano. Di queste fondamentali esternalità beneficiano molti settori dell’economia, in particolare quelli a più elevata intensità di conoscenza sui quali sempre più si basa la competitività delle economie moderne. Come visto nei casi di Glasgow, Linz e Liverpool, l’evento Capitale Europea della Cultura si può trasformare in una grande occasione di rilancio e può rappresentare la base per uno sviluppo duraturo: il successo della manifestazione dipende però dal programma che ogni realtà urbana sviluppa. Infatti, non è tanto l’esaltazione auto-celebrativa del proprio patrimonio culturale la garanzia del successo, quanto piuttosto la re-invenzione della cultura in una prospettiva che si lega più strettamente al tessuto produttivo locale e coniuga l’arte con la tecnologia, il design e l’innovazione, per favorire l’evoluzione competitiva dei sistemi economici locali.

Note
(1) Risoluzione dei ministri responsabili degli affari culturali, riuniti in sede di Consiglio, del 13 giugno 1985 relativa all’organizzazione annuale della manifestazione “Città europea della cultura”.
(2) Decisione 1419/1999/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 25 maggio 1999.
(3) Decisione 1622/2006/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 24 ottobre 2006.
(4) Si tratta di sette membri esperti nel settore culturale, di cui due nominati dal Parlamento europeo, due dal Consiglio, due dalla Commissione e uno dal Comitato delle regioni.
(5) Festival musicale dedicato al compositore austriaco J. Bruckner.
(6) Riconoscimento internazionale che fa della città il punto di riferimento della computer art.

Riferimenti bibliografici
Benhamou F. (2004), L’economia della cultura, Il Mulino, Bologna.
Confcultura, Pricewaterhousecoopers (2009), Arte, turismo culturale e indotto economico, Roma.
European Commission, (2009), European Capitals of Culture: the road to success. From 1985 to 2010, Lussemburgo.
Eurostat (2007), Culture statistics Pocketbooks, European Community.
Federculture (2007), La cultura per un nuovo modello di sviluppo, IV Rapporto Annuale.
Federculture (2008), Creatività e produzione culturale. Un paese tra declino e progresso, V Rapporto Annuale.
Florida R. (2002), L’ascesa della nuova classe creativa, Mondadori, Milano.
Garcia B., R. Melville e T. Cox (2009),  Creating an impact: Liverpool’s experience as European Capital of Culture, Impacts 08. European Capital of Culture Research Programme, University of Liverpool.
KEA (2006), The Economy of Culture in Europe, Rapporto per la Commissione Europea (Rapporto Jàn Figel).
Palmer-RAE Associates (2004), European Cities and Capitals of Culture, Study Prepared for the European Commission.
Sacco P.L. e S. Pedrini (2003), “Il distretto culturale: mito o opportunità?”, Working Paper Series (EBLA), 5.
Sacco P.L. e G. Tavano Blessi (2005), “Distretti culturali evoluti e valorizzazione del territorio”, Global and Local Economic Review, 8(1).
Santagata S. (2002), “I distretti culturali museali. Le collezioni sabaude di Torino”, Working Paper Series (EBLA), 8.
Santagata W. (2000), “Distretti culturali, diritti di proprietà e crescita economica sostenibile”, Rassegna economica, 64(1).
Santagata W. (2004), “Cultural districts and economic development”, Working Paper Series (EBLA), 1.
Santagata W. (2007), La fabbrica della cultura, Il Mulino, Bologna.
Throsby D. (2001), Economics and Culture, Cambridge University Press.

  • [1]

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    [9]

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    [10] L'azione comunitaria “Capitale Europea della Cultura” - https://www.tafterjournal.it/2010/07/01/lazione-comunitaria-%e2%80%9ccapitale-europea-della-cultura%e2%80%9d/" data-url="https://www.tafterjournal.it/2010/07/01/lazione-comunitaria-%e2%80%9ccapitale-europea-della-cultura%e2%80%9d/" class="twitter-share-button" data-count="horizontal">Tweet: https://twitter.com/share

    [11] Image: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/

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