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Costruire scenari per un territorio fragile. L’esperienza dell’osservatorio sul delta del Po

Scritto da Davide Fornari il 20 Novembre 2008 in Luoghi insoliti

1. Premessa

Di continuo, soprattutto nel Nord-Est, le aziende profit mettono in questione il ruolo delle università, luoghi di riti inutili, che non formano “al lavoro”, come se anche l’ultimo livello di educazione dovesse essere strettamente professionalizzante. Esistono invece un gran numero di esperienze che provano il contrario: il lavoro che si svolge dentro l’università, docenti e studenti insieme, ha un ritorno proficuo per il territorio. In questo senso, la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo – che ha per campo di attività il sostegno alla ricerca scientifica, all’istruzione, alla sanità, al sociale, all’arte e alla cultura – ha istituito in convenzione con l’Università Iuav di Venezia un osservatorio sul territorio del delta del Po.
Un territorio “giovane” – parte delle terre sono emerse negli ultimi due o tre secoli – storicamente “depresso”, e su cui la volontà di politici e amministratori è discordante. È stato istituito sul territorio del delta veneto un parco regionale, che insiste su un complesso di più comuni, e che gode dei vincoli paesaggistici tipici di un’area naturale protetta. Allo stesso tempo, nei limiti del parco sorge una centrale elettrica, e altre sono in “progetto”: a biomassa, a carbone, nucleari. Il rigassificatore al largo del delta sta per entrare in esercizio, e nonostante il territorio abbia risentito della subsidenza per l’estrazione di gas metano, si prospetta di riprendere lo sfruttamento dei giacimenti. Tuttavia, si vorrebbe che l’area del parco fosse promossa a livello turistico e culturale, anche con progetti fortemente impattanti, come la costruzione di un modello in scala dell’intera Europa in forma di parco tematico.
Di fronte a queste volontà contrastanti, il programma della scuola estiva è stato quello di individuare risorse e criticità del territorio, e di predisporre scenari per il loro utilizzo virtuoso. La scuola ha raccolto trenta studenti dalle facoltà di Architettura, Design e Pianificazione dell’Università Iuav, oltre a studenti dell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Urbino e dell’Università di Mosca. Insieme ai docenti e ai tutor, hanno lavorato in maniera intensiva per due settimane, risiedendo nel territorio oggetto di studio, con visite, conferenze e incontri con gli attori istituzionali.

2. Social design come prospettiva

“Social relevance is indispensable if the design effort is to make sense and push the development of design research, education and practice.”
Jorge Frascara, On Design Research
Per gli economisti della cultura viviamo un periodo di transizione dalla società della scarsità – quella di cui abbiamo esperienza in Europa attraverso i racconti di chi ha vissuto in periodi di guerra e appunto di scarsità – alla società dell’abbondanza, che è in parte realizzata nell’America settentrionale. Un processo tipico di questo contesto è quello dell’estetizzazione delle merci, per cui il prezzo di beni, servizi, e anche di esperienze, è legato piuttosto al valore aggiunto del progetto – del design – che ai costi di realizzazione (Carmagnola, Senaldi 2005). Non stiamo discutendo del valore del design per il miglioramento della qualità della vita quotidiana, ma del fatto che lo sforzo dei designer – ad ogni scala – si concentri piuttosto sul successo commerciale di beni e servizi che sulla loro rilevanza sociale (Frascara, Winkler 2008). Che questo processo investa la progettazione ad ogni scala lo dimostra l’interesse di gruppi privati nella pianificazione – ad uso turistico o produttivo – del territorio, senza coinvolgere nei processi gli attori già presenti, così come nella trasformazione di ampi settori del tessuto urbano affidati a grandi firme, per il ritorno mediatico di queste operazioni. Nel campo del design del prodotto e della comunicazione, la sovrabbondanza di merci e la loro caducità, così come il fenomeno food-, fashion-, total-design, dimostrano come la componente estetica dei prodotti sia uno dei fattori di progettazione principali.
Le scuole di progettazione si dedicano spesso a questo tipo di insegnamento che rincorre il mercato – in questo senso sono sì, veramente, professionali – mentre di rado perseguono una prospettiva di social design. Il progetto – di prodotto, di comunicazione, di architettura, di città e territorio – nasce invece come soluzione ai problemi contingenti e futuri per garantire i bisogni umani. Allo stesso modo, la rilevanza sociale dei processi di progettazione spinge e rafforza le pratiche di ricerca e di formazione: mentre i progetti che guardano al mercato profit possono realizzarsi solo in quanto offerta di fronte a una domanda, la progettazione in un’ottica sociale è una necessità diffusa, che può trasformarsi anche in attività profit.
Occuparsi di social design alla scala territoriale, come si è fatto in occasione della scuola estiva, implica rispecchiare un gruppo enorme di persone e bisogni. Un’azione che nella psicologia e nelle tecniche di comunicazione interpersonale della scuola di Palo Alto ha un nome preciso: mirroring, specchiare una persona per metterla inconsciamente a proprio agio, per stabilire un contatto di fiducia (Watzlawick, Helmick Beavin, Jackson 1971).
Stabilire un’identità per un territorio complesso e fragile come quello del delta è un’operazione di lungo periodo, che non poteva essere affrontata durante la scuola: da un lato ci siamo confrontati con un territorio che sulla stampa è descritto come un’area che dal dopoguerra soffre di emigrazione e povertà. Abbiamo invece raccolto una bibliografia, una filmografia, una serie di archivi fotografici che restituiscono un’immagine diversa, più complessa, in cui gli abitanti forse non si riconoscono anche per l’ambiguità del “discorso pubblico” di politici, amministratori e stampa. L’attività della scuola estiva si è quindi concentrata sull’analisi della comunicazione del territorio – cosa se ne dice – per capire quali sono le criticità, come vengono affrontate, quali sono i progetti futuri. Oltre alla stampa, si è trattato di analizzare gli strumenti di pianificazione, e in che modo questi confermino o meno il “discorso pubblico”.
Per John Searle, gli atti linguistici possono descrivere la realtà oppure tentare di forzarla, come quando esprimiamo desideri, o facciamo progetti (Searle 1972). Spesso nelle dichiarazioni sulla stampa degli attori del territorio è difficile distinguere la parte descrittiva da quella di forzatura della realtà – il progetto insito nel linguaggio. Il lavoro che gli studenti hanno svolto sulla rassegna stampa dedicata a tutti processi di pianificazione ha messo in luce come spesso vengano messi in atto stili di controllo (Scarpa 2008), ossia modi di comunicare che tentano di esercitare un controllo sull’altro, attraverso consigli più o meno autoritari (stile di controllo “semplice”) fino all’imposizione aggressiva della propria volontà (“duro”) – il territorio deve accettare una politica di sfruttamento energetico intensivo, perché è l’unica risorsa disponibile –, ma anche ricorrendo al senso di colpa e addirittura al lamento e all’autocommiserazione: il delta come territorio depresso (stile di controllo “passivo”).
La scuola si è occupata quindi di analizzare gli strumenti di piano, nelle loro sovrapposizioni gerachiche, visualizzando lo scenario tendenziale, quello cioè implicito nel complesso di piani attualmente adottati a livello comunale, provinciale e di parco. In questo modo le competenze dei designer hanno svolto quel ruolo veridittivo che completa il processo di mirroring: hanno mostrato attraverso carte tematiche, diagrammi, fotomontaggi quali sono le conseguenze insite negli atti linguistici.

3. La summer school1

Summer School Delta del Po -La costruzione di scenari in territori fragili

La scuola estiva si è svolta nella sede provvisoria dell’osservatorio sul delta del Po nel comune di Porto Viro (Rovigo), dal 21 luglio al 1° agosto, con l’inaugurazione di una mostra dei materiali elaborati.
La domanda-consegna per docenti e studenti della scuola estiva è stata: quali paesaggi futuri per il Delta del Po? Tre presupposti hanno accompagnato l’impostazione dei lavori:
1. in anni recenti si è sviluppata una forte consapevolezza sui temi dei cambiamenti climatici;
2. questa consapevolezza ha portato a rafforzare il legame tra paesaggio e qualità della vita delle persone che lo abitano: il paesaggio rappresenta sempre più un fattore di primaria importanza in termini di benessere individuale e collettivo e, in quanto tale, una risorsa economica sulla quale è utile investire nell’ottica di uno sviluppo sostenibile;
3. tutto ciò fa intravvedere importanti trasformazioni nelle strategie di intervento. Trasformazioni sulle quali è indispensabile riflettere coinvolgendo e comunicando con la società locale.

In questo senso, il lavoro comune di docenti e studenti afferenti a tre facoltà diverse pur nell’ambito del progetto ha affrontato in primo luogo un problema “disciplinare”, di fusione fra aree e scale di intervento diverse; è stata anche l’occasione per studenti e docenti di uscire dai limiti disciplinari, e di confrontarsi non solo con fruitori reali – la cittadinanza, le istituzioni – ma anche con colleghi contigui, ma diversi.
L’analisi della rassegna stampa, l’incontro con i sindaci dei comuni su cui insiste il territorio del parco, con i rappresentanti del parco e del consorzio di bonifica oltre che con altri attori locali (gli operatori del turismo, dell’agricoltura, della cultura) hanno permesso di entrare in contatto con la realtà locale molto più a fondo che attraverso la lettura delle carte tematiche.
L’invito a docenti ed esperti coinvolti in pratiche o situazioni territoriali analoghe è servito a fornire esempi paralleli di progettazione sul territorio. Inma Jansana Ferrer ha realizzato la deviazione del fiume Llobregat in Catalogna, operazione che ha portato all’istituzione di un parco naturale in un’area deltizia completamente artificiale. Carlo Vinti ha offerto un panorama sull’immagine di pubblica utilità in Italia e in Europa nel Novecento, offrendo ottimi esempi di comunicazione del territorio (Vinti 2007, Ferrara 2007). Marina Bertoncin ha ripercorso la storia del delta del Po a partire dall’antichità, sottolineando come la situazione attuale, di politica eterocentrata – decisa cioè da un’autorità esterna al territorio – sia solo la coda di un processo secolare che ha visto alternarsi volontà quasi sempre altre rispetto a quelle residenti sul territorio (Bertoncin 2004). Barbara Passarella ha presentato le dinamiche di formazione di identità delle comunità locali a partire dalle specificità linguistiche (Battisti, Passarella 2005).
L’elaborazione di scenari da parte degli studenti prevedeva inizialmente un focus su tre possibili scenari futuri:
1. un inasprimento degli aspetti di fragilità di questo territorio (avanzamento del cuneo salino e progressiva scomparsa degli ambienti di acqua dolce, subsidenza dei suoli) tale da mettere in discussione la sua stessa abitabilità (impossibilità di coltivare, di costruire, di far funzionare un’economia). Attraverso quali interventi, e attraverso quali forme di coordinamento, sarebbe possibile contrastare e governare i caratteri di “una nuova fragilità”?
2. la destinazione di buona parte del territorio agricolo alla produzione di biomassa da indirizzare a piccoli impianti: quale tipo di paesaggio produttivo, sia agricolo che energetico, ci si potrebbe immaginare? Quali conseguenze sul sistema insediativo? Quali ricadute nella gestione del territorio porterebbe con sé l’attivazione di politiche energetiche incentrate sulle fonti rinnovabili?
3. un vincolo stretto di parco esteso a tutto il territorio del delta: cosa succederebbe se la tutela attiva diventasse il motore economico del territorio, promuovendo un turismo consapevole alla ricerca di questi caratteri? Quali trasformazioni ci si potrebbe immaginare? Quali progetti e politiche consapevoli potrebbero sostenere queste ipotesi?

Scenari che avrebbero richiesto molto più tempo per essere analizzati e visualizzati, e che quindi si sono aggiunti alle domande sullo sfondo, evidenziando, ad esempio, come gran parte degli abitanti non riesca a percepire un valore positivo nel territorio che abita.

4. I risultati

I risultati della scuola estiva sono stati presentati in una mostra inaugurata il 1° agosto 2008 presso la sede dell’osservatorio, e verranno presto raccolti in un numero monografico del giornale dell’Università Iuav di Venezia (Osservatorio sul delta del Po 2009). Non si può parlare in maniera generalizzata di progetti: sia per ragioni di tempo che per la complessità dei temi in oggetto, non è stato possibile produrre progetti compiuti. Si può invece parlare di risultati ritenuti proficui anche da parte degli attori locali. Si tratta in gran parte di un lavoro di analisi e sistematizzazione delle conoscenze attualmente disponibili ma disperse – attraverso le dichiarazioni a stampa, gli strumenti di piano, la bibliografia specifica.

Logiche di terra, logiche di acqua
La costruzione di un paesaggio relativamente recente, come quello del delta, è stata analizzata attraverso il confronto fra carte storiche e aerofotogrammetrie. Il paesaggio del delta è a tuttoggi in evoluzione, modificato costantemente dall’azione antropica, come riflette anche la toponomastica: fluida, fantasiosa ma concreto specchio delle comunità locali.

Criticità
Dall’analisi della stampa sono emersi almeno otto progetti alla scala territoriale che sono elementi di criticità all’interno del territorio: l’autostrada Nogara-Adria, la piattaforma di rottura di carico sul delta, l’uso delle valli da pesca, il progetto Euroworld di un parco tematico territoriale, la centrale elettrica di Porto Tolle, il rigassificatore al largo di Porto Levante, le centrali elettriche a biomassa, il progetto di una centrale nucleare, l’estrazione di idrocarburi, il vincolo del parco regionale del delta. Il problema principale è legato alla percezione delle risorse: la politica energetica che vorrebbe la produzione di energia come “monocultura” del territorio cozza contro i vincoli paesaggistici del parco o gli usi tradizionali, come le valli da pesca. In particolare, i partecipanti alla scuola estiva hanno visualizzato l’intervento degli attori e degli stakeholder sulla stampa attraverso istogrammi, evidenziando la quasi assenza di interventi dei rappresentanti della società civile nel dibattito sul territorio e i suoi usi.

Sovrapposizione, gerarchia e leggibilità degli strumenti di piano
La collaborazione fra studenti di comunicazione visiva e pianificazione ha permesso un lavoro di analisi sulle modalità di rappresentazione delle istanze progettuali in forma di strumenti di piano (carte tematiche, diagrammi). È emersa una tendenza alla moltiplicazione di segni e piani che rende difficile leggere in maniera chiara le tendenze progettuali. Frammentarietà ed eterogeneità degli obiettivi, logiche di tipo et-et, molteplicità delle opzioni aperte, mancanza di un sistema integrato di obiettivi, logiche di breve periodo, fanno sì che gli scenari futuri di sviluppo siano ambigui e ammettano qualunque ipotesi di intervento e trasformazione. Con l’elaborazione di una serie di scenari tendenziali, sono state visualizzate le conseguenze insite negli strumenti di piano vigenti, evidenziando quali temi non vengono toccati dalla pianificazione: la sicurezza e il rischio idrogeologico, la subsidenza, il cuneo salino, la biodiversità.

Esiti territoriali della politica energetica
La possibilità di realizzare una serie di impianti per lo sfruttamento di biomassa diffusi sul territorio implicherebbe una riconversione dei terreni agricoli tanto ampia da comportare una monocultura a pioppeto su un territorio pari a due volte e mezzo quello del delta del Po. Questi dati, elaborati graficamente, hanno messo in luce come il territorio non sarebbe sufficiente al fabbisogno delle centrali, e l’approvvigionamento di biomassa attraverso il trasporto inciderebbe in maniera non sostenibile sul loro funzionamento, senza contare l’impatto sulla biodiversità del parco.

Comunicazione visiva per il territorio
La comunicazione istituzionale in un territorio complesso e con sovrapposizione di gerarchie come quello del parco è stata oggetto di analisi da parte di un gruppo di partecipanti (Anceschi 1994). Nonostante l’istituzione del parco sia avvenuta da alcuni anni, la segnaletica è stata installata poco prima dell’avvio della scuola estiva. E in che modo la “nominazione” attraverso l’uso della segnaletica incide nelle pratiche quotidiane e nella percezione dei fruitori e cittadini? Gli studenti hanno svolto una serie di interviste chiedendo ai passanti di associare dei termini ad altri, da loro proposti, come “delta”, “campagna”, “paesaggio”, “parco”, ma anche a termini dialettali e gergali. Ne è emersa una visione complessa e a tratti negativa, che si è cercato di ribaltare attraverso una campagna locale di affissione di manifesti: pagine di libro che riportavano prose e poesie di autori che hanno raccontato il paesaggio del delta.

Design anonimo
I consorzi di bonifica nel territorio del delta sono stati a lungo gli edifici collettivi, vitali per la comunità: si tratta di grandi complessi industriali, poco noti e di grande valore, oggi non più in funzione. Letti nel loro insieme, come rete industriale, costituiscono un patrimonio di disegno industriale nella sua prima fase ingegneristica: turbine, camini, grandi meccanismi. E insieme a queste fabbriche, un grande patrimonio di design anonimo (Bassi 2007) cui un gruppo di studenti si è ispirato per leggere le analogie formali con il mercato del disegno industriale – con sorprendenti richiami alle opere di Bruno Munari, milanese ma cresciuto in Polesine – e per realizzare un sistema di prodotti in materiale locale: canne palustri.

5. Conclusioni

I risultati della scuola estiva vanno letti in una logica di medio-lungo periodo: la convenzione tra Iuav e la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo prevede infatti una collaborazione di tre anni. L’osservatorio, oltre alla scuola estiva, promuove un lavoro di analisi costante e di raffronto con situazioni territoriali analoghe (delta fluviali del Mediterraneo), una collaborazione con le scuole superiori locali, un call for ideas per sollecitare la partecipazione della società civile al futuro del territorio. Uno dei risultati maggiori della scuola estiva è stato stabilire questo primo contatto con gli abitanti e le istituzioni locali, offrendo un punto di vista “terzo” fra gli attori coinvolti nella trattativa per il futuro dell’area.
L’auspicio è di proseguire l’esperienza della scuola estiva per altre due edizioni, portando avanti e disseminando l’opera di rispecchiamento della società: presentare rischi, potenzialità e valori reali che stanno dietro le parole del dibattito sul destino del territorio.

Note:
1 Un progetto di: Università Iuav di Venezia – Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Docenti: Giovanni Anceschi, Matelda Reho, Maria Chiara Tosi; Tutor: Enrico Anguillari, Emanuela Bonini Lessing, Natalia Danchenko, Davide Fornari, Francesco Musco, Marco Ranzato; Conferenze: Marina Bertoncin, Laura Fregolent, Francesca Gelli, Bathseba Gutmann, Inma Jansana Ferrer, Davide Ferro, Isabella Finotti, Marco Malossini, Barbara Passarella, Domenico Patassini, Luciano Perondi, Stefano Picchio, Carlo Vinti; Incontri con le istituzioni: Elisabetta Callegaro, Margaret Crivellari, Emanuela Finesso, Silvano Finotti, Geremia Gennari, Diego Guolo, Antonio Lodo, Giancarlo Mantovani, Lino Tosini. Studenti: Maria Antonova, Roberto Barone, Gemma Caroli, Marialaura Cavallini, Tania Crepaldi, Giulia D’Incalci, Lara De Muri, Antonella di Nuzzo, Stefano Faoro, Pamela Lillo, Francesco Luca, Sabrina Moretto, Giulia Paramento, Ana Laura Pascale, Diego Pellizzaro, Giulio Pellizzon, Ekaterina Pioro, Rosa Pistolesi, Gianluca Ponte, Elisa Pulvini, Elizaveta Rakcheeva, Alessandro Salvati, Silvia Santato, Sarah Stempfle, Elisa Strinna, Daniele Tonon, Emiliano Vettore, Natalia Volobueva.

Bibliografia

Anceschi, G. (1994), “L’interfaccia delle città”, in Anceschi, G. (a cura di), Atti del convegno “L’interfaccia delle città”, tenuto presso il C.F.P. Albe Steiner, Ravenna
Bassi, A. (2007), Design anonimo in Italia. Oggetti comuni e progetto incognito, Electa, Milano
Bertoncin, M, (2004), Logiche di terra e acqua. Le geografie incerte del Delta del Po, Cierre, Verona
Carmagnola, F., Senaldi, M. (2005), Synopsis. Introduzione all’educazione estetica, Guerini, Milano
Ferrara, C. (2007), La comunicazione dei beni culturali. Il progetto dell’identità visiva di musei, siti archeologici, luoghi della cultura, Lupetti, Milano
Frascara, J., Winkler, D. (2008), “On design research”, in Design Research Quarterly, v. 3: 3, luglio, pp. 1-14
Osservatorio sul delta del Po (a cura di) (2009), La costruzione di scenari in territori fragili, numero monografico di Giornale dell’Università Iuav, (in preparazione)
Battisti, A., Passarella, B. (2005), Celebrating minorities. Ladini, cimbri e mòcheni del Trentino, Il Brennero – Der Brenner, Bolzano
Scarpa, L. (2008), Registi di se stessi. Idee per manager, insegnanti, genitori, Bruno Mondadori, Milano
Searle, J. (1972), Atti linguistici. Saggio di filosofia del linguaggio, Bollati Boringhieri, Torino
Vinti, C. (2007), Gli anni dello stile industriale 1948-1965. Immagine e politica culturale nella grande impresa italiana, Marsilio, Venezia
Watzlawick, P., Helmick Beavin, J., Jackson, D.D. (1971), Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi, Astrolabio-Ubaldini, Roma


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    [10] Costruire scenari per un territorio fragile. L'esperienza dell'osservatorio sul delta del Po - https://www.tafterjournal.it/2008/11/20/costruire-scenari-per-un-territorio-fragile-lesperienza-dellosservatorio-sul-delta-del-po/" data-url="https://www.tafterjournal.it/2008/11/20/costruire-scenari-per-un-territorio-fragile-lesperienza-dellosservatorio-sul-delta-del-po/" class="twitter-share-button" data-count="horizontal">Tweet: https://twitter.com/share

    [11] Image: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/

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