Articoli taggati con ‘riqualificazione urbana’

Tafterjournal n. 88 - MAGGIO GIUGNO 2016

Giving new function to heritage building, and it is still a failure?! The case study of an unsuccessful transformation of a historic house to a multifunction cultural center in downtown Budapest

di Melinda Harlov

Change is essential to sustaining heritage sites, enabling them to meet new uses and evolving expectations, goals, and requirements. Rehabilitation for reuse is one of the steps to be considered in order to safeguard architectural heritage. [1] In this context heritage means only something from the past without any connection to UNESCO’s [2] or the European Commission’s [3] heritage notions and institutions. The category of architectural heritage, including both buildings with defined cultural heritage and the ones that are worthy to save for next generations due to their historical-documentary or artistic value, is a comprehensive set of buildings and consequently it is a considerable variety of characteristics, values and constraints. The reuse must always be investigated thoroughly, because it is the highest form of restoration. Such project unites past and present assuming the respect for environment, historical memory, identity and local culture as basic parameters in the final outcome of the architectural resolution. [4] Accordingly, the existing building is seen as a container in which new units should be placed that are defined by contemporary lifestyle. In a process of proper protection and conservation there is an ongoing challenge to search for balance between structure and shape or old and new. The aim of this challenge is to respond to the needs of modern men and women in the limits of the existing structure. [5] For this reason many questions have to be asked and discussed regarding for instance the management of economic sustainability, integration and hybridization of uses as well as absorption capacity or compatibility. The present case study introduces the most recent phase in the life of a historical building on one of the liveliest street of the Hungarian capital, Király utca (King Street). The building had been in a very bad condition due to the destructions in World War II and the neglect since then. A private company bought it from the municipality in 1999 and got transformed to a multicultural building complex. The grand opening happened in 2007 and it operated successfully at the beginning. More than a year ago, in January 2015 it got closed down and has been stayed closed and empty since then. It is unquestionable that there are multiple effects, human falls and outside circumstances that together lead to such a tragic end of an initiative and the building but such storyline is unquestionably not unique hence it is worthy to investigate it thoroughly to find out and to propagate the prevention of these causes in the future.

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Tafterjournal n. 60 - giugno 2013

Qualità di vita e orizzonti culturali della Terraferma veneziana

di Elettra Chiereghin

La Terraferma veneziana, negli ultimi decenni, è stata protagonista di numerosi investimenti in riqualificazione, volti a ridisegnarne l’assetto architettonico, urbanistico, ambientale e culturale. Ancora una volta, la cultura è riuscita a farsi strada fra i programmi elaborati dai pianificatori ed è stata posta al centro di specifici interventi. L’indagine pilota “Qualità di vita e orizzonti culturali della Terraferma veneziana”, al centro del presente contributo, nasce con la volontà di esplorare la percezione locale di una serie di fenomeni.

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Tafterjournal n. 60 - giugno 2013

Città e “capitale culturale”

di Giovanna Segre

Nella ricerca del maggior e miglior benessere per una società, obiettivo che la scienza economica si pone esplicitamente, pur proponendo ricette dall’altalenante successo, emerge oggi un ruolo importante per la cultura. Si affaccia l’idea che, nell’impegno a trovare altri parametri da affiancare al tradizionale prodotto interno lordo (PIL) per misurare oltre al benessere materiale anche quello immateriale, si possa utilmente includere il riferimento al “capitale culturale”. Questo concetto è stato introdotto nella letteratura economica da David Throsby nel 2001 per mettere in luce come la cultura svolga un ruolo importante per uno sviluppo socio-economico qualitativamente superiore di un territorio, area vasta, circoscritta o centro urbano che sia. Nel capitale culturale coesistono la dimensione tangibile della cultura, composta da opere d’arte, manufatti artistici, musei, monumenti ed edifici di valore artistico e architettonico, per la quale il valore di asset è piuttosto evidente, e quella intangibile derivante dall’insieme delle idee degli atteggiamenti, simboli, credenze, usi e costumi, valori e tradizioni comuni o condivisi di una società o di un gruppo a essa appartenente

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Tafterjournal n. 42 - dicembre 2011 - numero speciale

Culture and urban space in academic research projects of Turku 2011 European Capital of Culture

di Harri Andersson e Sampo Ruoppila

Even though most European Capitals of Culture (ECoC) have been university cities, academic research has seldom played much of a role in their programmes. The case of the Finnish city of Turku, European Capital of Culture 2011, is different. The local universities are connected to the ECoC in three ways. Firstly, there are 10 research projects (2009-12), which were selected in an open call and are partly financed from Turku ECoC 2011 funds. Secondly, Turku ECoC 2011 includes 14 cultural projects, which involve co-operation between university research and arts. Thirdly, the University of Turku is in charge of the Turku 2011 Evaluation Programme (2010-2016), a multi-layered impact assessment led by Professor Harri Andersson. This article focuses on the first category, the research projects.

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Tafterjournal n. 42 - dicembre 2011 - numero speciale

What’s the “city” in the design and implementation of the European Capital of Culture? An open issue

di Davide Ponzini e Sampo Ruoppila

The European Capital of Culture (ECoC) is a long-standing programme that invites visibility for a cultural mega-event that aims to highlight the richness and diversity of European cultures and the features they share, and also to promote greater mutual knowledge and understanding among Europe’s citizens. The set of papers in this special issue of Tafter Journal intends to highlight the relevance of different interpretations of space for cultural policy-making and urban policy design more broadly, as well as their economic, social and cultural implications. The call for papers critically focused the analysis and interpretation on the urban dimension included in the ECoC programme proposed by cities, as well as in the implemented projects.

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Tafterjournal n. 39 - settembre 2011

The Street Project. Per una nuova relazione tra museo, arte e pubblico

di Marta Papini

The Street è un laboratorio di arte pubblica durato tre anni, iniziato nel 2008 da Whitechapel Gallery, istituzione culturale non profit fondata nel 1901 nell’Est End, un’area di Londra a est della City. L’analisi del case history rappresentato da The Street ha fornito lo spunto per indagare le modalità adottate da Whitechapel Gallery per operare nello spazio pubblico, gli effetti di tali interventi sull’area coinvolta e le criticità a cui è andata incontro. Più in generale tale esperienza consente di riflettere sui termini di “arte pubblica” e “arte partecipativa”; sul rapporto tra museo e spazio esterno; ed infine sulle modalità di finanziamento adottate per questa tipologia di progetti, privi – per loro natura – di un pubblico predeterminabile e difficilmente quantificabile.

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Tafterjournal n. 27 - settembre 2010

Il litorale romano tra riqualificazione urbana e memoria storica

di Sandra Leonardi e Marco Maggioli

Lo sviluppo urbano, formale ed informale, non ha risparmiato la costa della provincia di Roma, dove gli elevati ritmi di crescita della popolazione e dell’edificazione hanno innescato meccanismi di progressivo quanto rapido consumo di suolo. Uno dei risultati di questa ‘crescita’, non sempre direttamente percepibile, sembra riguardare lo smarrimento del senso stesso di appartenenza ai luoghi, la perdita cioè dei caratteri vocazionali e delle memorie insite nei territori. I dieci comuni costieri della provincia di Roma, con le diverse frazioni marittime, assumono, quasi sempre, la classica configurazione degli insediamenti lineari lungo la strada litoranea che li attraversa con un rettifilo da nord a sud, con costruzioni di diversa tipologia e funzionalità, realizzati spesso senza regola, sfruttando al massimo tutto lo spazio disponibile. Sono stati alterati e modificati elementi appartenenti a contesti storici e paesaggistici di pregio. Pertanto il presente contributo, frutto di un’attività di ricerca più ampia condotta nei comuni costieri del Lazio, propone una chiave di lettura che cerca di analizzare le relazioni e le conflittualità innescate dai processi di riqualificazione urbana.

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