Articoli taggati con ‘management culturale’
An apparent instability may actually guarantee a future: the World Youth Orchestra case
Given the substancial changes that are happening in the cultural sector in the recent years due to the unstable economic-political environment and the challenges that today’s society arises, the need for cultural organizations to engage in more spontaneous and more innovative ways of managing is essential. The World Youth Orchestra represents an example of an unconventional model of youth orchestra, which seems to be able to survive to the precarious conditions in which it operates.
Il management del simbolico come fattore di sviluppo. Le politiche per la cultura nella Provincia Autonoma di Trento
Il seminario “Management dell’arte e della cultura. Nuove vie per valorizzare l’autonomia del simbolico come fattore di sviluppo” organizzato da tsm – Trentino School of Management in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Provincia autonoma di Trento, svoltosi nell’estate 2011, ha costituito la premessa e l’occasione d’incontro tra le professionalità chiamate a redigere i saggi contenuti all’interno del volume “Il Management del simbolico come fattore di sviluppo. Le politiche per la cultura nella Provincia Autonoma di Trento”, curato da Claudio Martinelli, Responsabile del Servizio Attività Culturali della Provincia autonoma di Trento.
Pubblico e privato nella gestione museale: Italia e Francia a confronto
Il panorama culturale europeo negli ultimi anni si è trovato ad affrontare una serie di problematiche di carattere economico-finanziario che, per quanto riguarda in particolare l’ambito museale, ha visto i paesi reagire tramite la ricerca di soluzioni differenti ma identiche nella comune tendenza a individuare forme di gestione che consentano una maggiore autonomia dall’apparato pubblico, tanto nella gestione organizzativa che finanziaria. Le leggi del mercato e del marketing, pervadendo anche il settore culturale, hanno imposto un ampio ricorso a strumenti di diritto privato e a forme giuridiche flessibili. Proprio da qui nasce la comune istanza di modernizzazione dei musei, fondata sulla ricerca di strumenti di gestione ibridi, capaci di contemperare gli interessi dei diversi attori che gravitano intorno al settore culturale.
Sistemi generatori e organizzatori di cultura
Quali sono i sistemi generatori e organizzatori di cultura: questa è la domanda alla base dei due contributi, l’uno di Valeria Dell’Aquila, l’altro di Fabiana Lanfranconi, che suscitano riflessioni e spunti diversi ma interessanti. Il primo dei due contributi assume una prospettiva spesso trascurata, analizzando la spinta propulsiva “dal basso” o, se si preferisce, spontanea, in termini di iniziative ed eventi culturali. Il pretesto per approfondire il tema è la città di Torino e le sue politiche culturali degli ultimi anni che ne hanno cambiato pelle, favorendone la trasformazione da città industriale a luogo delle culture. Il secondo ha in comune con il primo il problema della governance culturale, sebbene con una prospettiva in questo caso pienamente istituzionale, inserendosi in un dibattito, oramai ricco e articolato, sul modello delle Fondazioni di Partecipazione come possibile sintesi tra settore pubblico e privato nel campo della gestione museale.
La valorizzazione del Patrimonio culturale: verso la definizione di un modello di governance
La valorizzazione del patrimonio culturale è un tema multidisciplinare, per la cui lettura ed analisi è necessario un approccio capace di conciliare competenze economiche, manageriali ed umanistiche. Il volume “La valorizzazione del Patrimonio culturale: verso la definizione di un modello di governance” curato da Claudia Maria Golinelli, intende evidenziare la fruttuosa interazione e la continua valorizzazione reciproca tra tre ambiti apparentemente lontani e privi di legami: cultura, impresa e territorio.
Culture as a cognitive approach
When two individuals are exposed to the same artistic product (a painting, a movie, a poem) they can have quite different reactions to it. Such reactions tend to be of two separate kinds: on one hand, there is the simply hedonistic impact of artistic consumption (“I like it” or “I do not like it”), which implies the revelation of an immediate and emotional process; on the other hand, there is the evaluation about whether such product can be included in the cultural realm.
Gestire l’informazione per gestire il patrimonio: il caso della Regione Lombardia
Il sistema italiano dei beni culturali sta attraversando una fase di profondo rinnovamento. Il concetto di bene culturale, come entità singola di particolare interesse, è stato superato dall’idea di patrimonio diffuso come territorio punteggiato di numerosi beni collegati tra loro. In questo scenario, in cui le amministrazioni incaricate della tutela non dispongono di strumenti adeguati, le tecnologie Web dimostrano caratteristiche interessanti e promettono di agevolare le attività di questi attori e di facilitarne le relazioni. Il nostro studio intende analizzare i limiti e le potenzialità dell’uso di Internet per la gestione del patrimonio diffuso attraverso l’analisi delle pratiche di knowledge management della Regione Lombardia.
L’arte, il luogo e la sua assenza
Ai primi di gennaio ha chiuso a Stoccolma, al Moderna Museet, la Moderna Exhibition 2010, una mostra che ogni 4 anni fa il punto su cosa sia l’arte contemporanea svedese. Chi, come me, abbia visitato la mostra ha potuto seguire il pensiero dei curatori Fredrik Liew e Gertrud Sandqvist nel dare una risposta alle domande sul tipo di vita che oggi contrassegna il Paese, su come questa vita si rifletta nell’arte e su quale ruolo vi svolga l’artista contemporaneo. Le domande sono di per sé interessanti, e le opere dei 54 artisti selezionati sulla scena svedese erano lì a fornire la propria personale risposta. Ma molto più interessante è stato per me, che svedese non sono e che in Svezia ero casualmente e per la prima volta per un invito a intervenire a una conferenza sulla gestione sostenibile dei siti Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, leggere la sintesi posta all’ingresso della mostra,che nulla conteneva di specifico sulla Svezia. Aveva invece a che fare con lo straordinario modo in cui la produzione artistica contemporanea si intreccia con la vita di un luogo, un modo al tempo stesso inafferrabile e precisissimo. L’arte contemporanea di un luogo è, infatti, sia quella prodotta dagli artisti che in quel luogo vivono, ma che sono nati o cresciuti in qualunque altra parte del mondo, così come è arte contemporanea di quel luogo l’opera degli artisti che lì sono nati e che poi sono diventati cittadini del mondo. Oppure è opportuno fare una scelta tra una delle due visioni?
Cultura come strumento per una vita migliore
Se pensate di essere soddisfatti e realizzati dallo standard di vita consumistico proposto dai modelli di sviluppo vigenti, con tutto ciò che ne consegue in termini di costi sociali e ambientali, e pensate che le risposte ai problemi eventualmente rilevati siano identificabili in dottrine e formule eminentemente economico-finanziarie, non leggete questo numero della rivista, perché la prospettiva analizzata e le iniziative di cui si dà conto vanno nella direzione opposta. Gli articoli di Chiara Galloni e Filippo Fabbrica, infatti, assai diversi per stile e soggetto, manifestano una coerenza singolare con la mia personale visione del significato essenziale del lavoro e dell’attività in ambito culturale, come strumenti per costruire una vita migliore. Vita migliore significa, infatti, un mondo in cui siano ristabilite relazioni umane e sociali improntate al rispetto reciproco e delle regole indispensabili del vivere comune, in cui la velocità non sia sinonimo di superficialità, in cui la crescita economica non sia realizzata a scapito delle risorse naturali non rinnovabili.
Quell’azzurro che tutti aspettiamo: le Fondazioni culturali del “quasi non profit”
Nel terzo settore italiano si registra un particolare miscuglio di pubblico e privato, che caratterizza molti Enti che intervengono in ambiti tipici del non profit, testimonianza, questa, della storia di un settore che si presenta strettamente correlato al processo di riforma dello Stato sociale e di trasformazione della Pubblica Amministrazione. In molti, negli ultimi tempi, hanno evidenziato come il generale slittamento istituzionale delle attività di policy verso Regioni ed Enti locali – sommato alle varie forme di coinvolgimento della comunità e, quindi, alla nuova organizzazione degli attori – rappresenti una risposta adattiva della Pubblica Amministrazione (centrale e locale), di fronte alla restrizione delle risorse economiche disponibili e all’esigenza di meglio articolare la produzione e l’offerta di beni pubblici.
Possiamo ancora permetterci di non ascoltare?
Abbiamo scelto di chiudere l’anno pubblicando due articoli che delineano, dal nostro punto di vista, un passaggio cardine per la comprensione delle modalità attraverso cui gli attuali strumenti operativi possono essere messi a disposizione del Terzo Settore, del non profit e del sociale. Ci teniamo a distinguere tali ambiti con grande attenzione, perché molti, anche tra gli operatori del comparto, tendono ad accomunarli e renderli sinonimi, quando in realtà non lo sono. Il percorso di lettura che vorremmo tracciare è quello dello sviluppo del Terzo Settore come mezzo per promuovere nella comunità locale, la “cultura del dare, come valore sociale esteso”. Lettura che noi riteniamo fondamentale e non più procrastinabile a causa dell’accentuarsi delle dinamiche di differenziazione della società, dinamiche che rendono necessario ripensare lo sviluppo dello Stato Sociale promuovendo la partecipazione e l’assunzione di responsabilità di una parte consistente della comunità.
Patrimonio culturale e paesaggio. Un approccio di filiera per la progettualità territoriale
Il volume curato da Maria Mautone e Maria Ronza analizza, secondo una prospettiva scientifica, le logiche di filiera che caratterizzano il paesaggio culturale, nell’ottica di integrare le molteplici professionalità ed identificare i segni caratterizzanti, materiali e immateriali, espressione del patrimonio identitario del territorio, al fine di superare la settorialità delle analisi e degli interventi.
Siti archeologici e management pubblico in Sicilia. L’esperienza del Parco della Valle dei Templi
La legge regionale sui parchi archeologici in Sicilia (L.r. 20/2000), ha introdotto un modello innovativo di gestione, il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento. Se da un lato l’autore sottolinea la valida intuizione di creare un “sistema dei parchi archeologici”, dall’altro il processo di managerializzazione risulta incompleto, manifestando i limiti del modello in termini di accountability e responsabilizzazione gestionale.
Fund-raising for capital: the road to immortality
Capital campaigns, which are usually a programmatic method to raise funds for physical improvements, are often seen as the transitionary period in which an organization becomes an institution. Of course, a minor campaign for computer or furniture upgrades will not have such a lasting impression, but still begs the question: Why should an arts organization expend human and financial resources in order to acquire capital?
Il sistema delle Fondazioni Lirico-sinfoniche in Italia
L’articolo presenta una sintesi dei risultati di una ricerca realizzata dall’Osservatorio Economico della Sardegna. La ricerca scaturisce dall’esigenza di approfondire la conoscenza delle Fondazioni liriche – con particolare riferimento al Teatro Lirico di Cagliari – che, nell’ambito dello spettacolo dal vivo, occupano una posizione del tutto particolare, non assimilabile a quella delle altre strutture che operano nel settore. L’approfondimento prende in esame l’evoluzione del contesto normativo, giuridico e organizzativo e confronta tra loro le Fondazioni attraverso l’analisi di alcuni indicatori e parametri di bilancio in grado di rappresentare il loro stato di salute economico-finanziaria.
Punti cardinali per le organizzazioni culturali
Il libro – Nuove organizzazioni culturali. Atlante di navigazione strategica -vuole essere un punto di partenza per integrare le considerazioni degli autori del contributo, delle idee, dell’esperienza di tanti altri colleghi operatori, pubblici e privati nello spazio di confronto e di un moderno convivio offerto da Tafter Journal
Creatività e gestione nelle imprese culturali
Come leggere il mondo culturale alla luce delle discipline manageriali? In che modo knowledge economy e intangibile trovano espressione nel settore delle cultural industries? Uno sguardo sul mondo delle organizzazioni culturali e sul modo in cui producono valore aggiunto tra creatività, complessità e responsabilità