Articoli taggati con ‘identità’
La sostenibilità culturale nei processi di trasformazione delle città storiche di pregio
Il patrimonio culturale in tutte le sue espressioni è considerato un particolare ambito produttivo, ma allo stesso tempo è anche un capitale da preservare, poiché rappresenta e custodisce i valori di un determinato territorio e dei suoi abitanti. Parlare di sostenibilità culturale e di conservazione sostenibile, significa affrontare queste questioni; nel caso specifico delle città storiche di pregio, risorse non riproducibili che esercitano forti attrattive, il rischio di subire alterazioni legate alla perdita di autenticità e identità dei luoghi è alto.
Culture di paesi terzi: le biblioteche di Timbuctù e la luce del Sahara. Un caso studio
Africa. Il contente della tradizione orale ha nascosto nelle sabbie del Sahara un tesoro inestimabile. I manoscritti in lingua araba di Timbuctù sono testimoni di una cultura scritta che ha animato questa zona del Sahel in epoca medioevale. I proprietari dei fondi lanciano la sfida: conservare e valorizzare il patrimonio documentale e rilanciare economicamente la città. Può la cultura funzionare come dispositivo di sviluppo economico in un paese del terzo mondo?
La ricerca di autenticità nel processo di visita museale
In un periodo in cui la crisi economica e lo spaesamento della politica non sono in grado di assicurare alla popolazione gli standard di vita a cui è stata abituata e in cui è pressante la necessità di ridisegnare modelli di sistema, diventa importante concentrarsi su ciò che costituisce valore. In ambito museale, e applicato all’idea di Cultura, il concetto di valore si presta a molte interpretazioni: valore etico e sociale, valore educativo, estetico o “ricreativo”; non ultimo valore economico: i cespiti e gli asset tangibili e intangibili del Museo, la creazione di un mercato della domanda e dell’offerta di Cultura che generi introiti diretti e indotti. È in questo contesto che riprende forza e importanza il concetto di autenticità che si associa strettamente a quello di valore e che, anch’esso, nel contesto museale si può declinare in varie e differenti accezioni.
Non è un museo per tutti
La definizione ICOM di museo, elaborata durante l’Assemblea Generale di Seul, ormai risalente al 2004, fa emergere chiaramente le due funzioni primarie dell’istituzione: quella di conservare manufatti, oggetti, opere e quella di trasmettere cultura e diletto. Dalla definizione emerge anche la stretta connessione del museo con il tessuto sociale, trattandosi di un’istituzione al servizio della società e del suo sviluppo. Proprio da tale scopo essenziale consegue il grande problema dell’istituzione museale: le grandi trasformazioni economiche e valoriali che caratterizzano gli ultimi anni impongono al museo di definire la propria identità, non più come fluttuante e autoreferenziale, ma come qualcosa che “si fa carne” e diventa brand. Seppure molti ancora mostrino delle forti resistenze al riconoscimento dell’opportunità di un connubio tra management e cultura, in una relazione di continuo interscambio di elementi positivi tra questi due mondi apparentemente lontani, la questione della brand personality vanta già esempi di successo di pubblico formidabili, dimostrando come il museo possa comunicare perfettamente e in modo immediato la propria identità fatta di passato, presente e proiezione futura.
Orientamenti
Quando si parla di cultura si finisce per mettere a fuoco il concetto di identità. Sono proprio le cose (beni, attività, idee) senza identità o con elementi parziali e insufficienti a farci escludere che si tratti di cultura. Stiamo maneggiando un concetto complesso, evolutivo, che la paura e l’ignoranza legano soltanto al passato, come se l’identità dovesse essere protetta; al contrario, è la mancanza di prospettiva che taglia le ali all’identità, qualunque essa sia. Ora, anche senza addentrarci troppo nei delicati meandri del tema, si può capire quanto esso sia meritevole di attenzione se si prova a fare un elenco: la convenzione culturale vigente abbraccia cose esistenti e magari anche molto anziane, ma difficilmente si potrebbe negare la caratura culturale di “2001 Odissea nello spazio” o di “Blade Runner”, così come della world music o di altri prodotti culturali nati in laboratorio e non riferiti al passato.
Vedere l’invisibile. La complessità dell’interpretare le città e i loro luoghi
La vita quotidiana di ciascun individuo all’interno delle città si sviluppa attraverso percorsi abitudinari che attraversano porzioni di spazio a cui vengono riconosciute specifiche identità e funzioni, trasformandole così in luoghi. Ma questa assegnazione non è sempre condivisa, e così allo stesso frammento di città possono essere attribuite identità e funzioni differenti da differenti individui. E per gli occhi di chi non riuscirà o non vorrà riconoscerle tale frammento resterà, almeno in parte, invisibile.
Il gioco (analogico e digitale) della cultura
E’ tempo di leggerezza, finalmente. Un po’ di anni fa l’aveva presagito Italo Calvino, che proprio con la leggerezza intendeva aprire i suoi memos for the next millennium, le Norton Lectures impedite da una morte dispettosa. Ma nessuno ci aveva fatto davvero caso, almeno da noi, abituati a sopravvivere in un paese bizantino nelle forme, greve nei meccanismi, torvo nelle relazioni, privo di senso autocritico. (Questo lo pensava Flaiano, quando amaramente diceva: la situazione è grave ma non è seria). Che c’entra la cultura con la leggerezza? con il gioco? con la novità? Ancora qualche giorno fa un importante quotidiano italiano manifestava una feroce nostalgia per il passato, unica possibile culla della cultura. Senza radici, non c’è identità. A furia di pensarlo, e di proteggerci dietro questo dogma indimostrato ma comodo e rassicurante, abbiamo reso il paese come un gigantesco frigorifero senza cucina, un luogo nel quale si conserva tutto ma non ci si riesce a nutrire.
Il design per la valorizzazione territoriale. Il caso del Rione Sanità a Napoli
Qual è il rapporto tra design e territorio, e come può il design contribuire alla valorizzazione di tessuti urbani e sociali? Quali sono le metodologie, le pratiche e gli strumenti a supporto della costruzione e attuazione di scenari sostenibili design driven? Attraverso un caso emblematico di sviluppo bottom up, di progettualità che nasce dal basso, rifletteremo sulle capacità strategiche del design, palese o di fatto, nel prefigurare e realizzare scenari di sviluppo locale attraverso l’attivazione di network multilivello.
Strategie per la promozione dell’identità urbana e grandi eventi
Oggi come mai prima d’ora la promozione del territorio è diventato un argomento centrale nelle agende di istituzioni e urban manager. La globalizzazione e la conseguente compressione spazio-temporale hanno cambiato le regole alla base della competizione economica e hanno contribuito alla creazione di una nuova gerarchia sociale dei luoghi. L’interesse crescente mostrato nei confronti dei processi di costruzione dell’immagine, sia quando si parla di città sia quando più genericamente parliamo di territori, deriva dal bisogno di attrarre flussi, di persone e risorse, utili alla promozione dello sviluppo locale.
Allenare lo sguardo sul territorio
Allenare lo sguardo, insegnare la sensibilità nei confronti della comunità e del territorio, accrescere la consapevolezza degli abitanti attraverso l’uso di strumenti e chiavi di lettura inusuali: ecco cosa succede quando si utilizza il filmato video quale strumento di narrazione e di interpretazione del territorio. Il valore delle immagini diventa funzionale, in questo senso, all’attivazione di corto-circuiti comunicativi efficaci per esplicitare le dinamiche del territorio.
Ricchi di territorio: puntare sulla coscienza civica
Territorio è divenuto ormai una parola “densa”, densa di significati, di progetto, di aspettative, non solo per gli urbanisti, che da sempre lo frequentano, ma anche per gli economisti e per gli operatori della cultura. Territorio è un coacervo di luoghi fisici, di comunità che lo abitano e lo attraversano, di forze e [...]