Articoli taggati con ‘identità’

Tafterjournal n. 83 - LUGLIO AGOSTO 2015

Nudging, Gamification and Paternalism

di Manfred J. Holler

Paternalism assumes an authority that tries to influence the behavior of people under its guidance in order to improve the wellbeing of the latter. This can be implemented by more or less strict regulations limiting the set of alternatives to choose from and thus reducing the freedom of choice. Alternatively, “libertarian paternalism” does not constrain the freedom of choice but takes advantage of the imperfections in decision-making abilities to push people to make choices that are good for themselves. This kind of pushing people is called “nudging” and a means of pushing people this way is called a “nudge.” Those who get nudged are sometimes called “nudgees,” and “nudgers” are those who “nudge.” When it comes to paternalism then the nudger is an authority, the State, the parents, etc. While, in principle, paternalism proper is coercive, nudging leaves the nudgee’s set of alternatives unchanged. Thus, nudging is a means to achieve the authority’s ends without, in principle, restricting the freedom of choice of decision makers, but make the decision makers decide what the authority is in fact aiming for. Paternalism based on nudging is also referred to as “soft paternalism.” Whitman and Rizzo (2007) elaborate on the warning of a “slippery slope” that leads from soft paternalism to “hard paternalism,” a non-libertarian paternalism implying regulations, legal constraints, and a reduction of freedom of choice, and thus represents a threat to their libertarian worldview. They write “soft paternalism – even if initially modest and non-intrusive – has the potential to pave the way for harder paternalism, including some policies of which the new paternalists themselves would disapprove. We conclude that policymaking based on new paternalist reasoning ought to be considered with much greater trepidation than its advocates suggest” (Whitman and Rizzo 2007: 413).

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Tafterjournal n. 83 - LUGLIO AGOSTO 2015

Does movie poetics dream of territories?

di Linda K. Gaarder

A concept we can not avoid in our days talking about culture and the direction we’re heading towards is globalization. It stretches itself out like an umbrella surrounding cultural phenome-na in a way not experienced before, and its creations make us wonder about our cinema lan-guages. In the global movie market certain national movie industries like the US one are more dominant than others. One might question if there is a kind of ‘cultural homogenization pro-cess’ behind? Still, there is a language emphasizing the local, there are movies that give us tales and stories about the site-specific grounded into their own cities. This article focuses upon these movies, relying on some basic theories within Cultural Semiotics by Jurij Lotman. Per-haps it is possible to see some kind of interaction and connection between these different kinds of movies, or perhaps they are two separate languages living in their own spheres?

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Tafterjournal n. 83 - LUGLIO AGOSTO 2015

Where is Berlin? Too many (virtual) walls shape the town and its communities

di Chiara Donelli

Whenever approaching a city for the first time there are different ways, patterns, walls, and stories to unearth its hidden string. I moved to Berlin in Ma, 2014 and suddenly, even before my arrival, I was already playing the most popular sport of the city: speaking about Berlin. This sport has been played with abandon by both recent newcomers to the city and long time Berliners. Such a crowded curiosity makes almost impossible to craft a suitable answer to the main question: where is Berlin? If we want to interpret and understand the city as the backbone for fertile arts field we need to start from the development and diversification of its cultural spaces.

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Tafterjournal n. 75 - settembre 2014

Il progetto di identità e la ri-significazione dei luoghi. Il patrimonio ebraico in Calabria

di Chiara Corazziere

Il passaggio degli Ebrei in Calabria dal IV al XVI secolo d.C. lascia sul territorio elementi tangibili e tali da delineare un modello urbano, oggi di difficile interpretazione. L’apparente mancanza di rapporto tra esigenze culturali e tipologia rende determinante la ricerca di invarianti – valenze immateriali e forme ricorrenti – più che la corrispondenza forzata tra segno e valenza. L’elaborazione di una metodologia mirata alla loro interpretazione è fondamentale per innescare processi di valorizzazione attraverso il progetto di identità quale approccio più adeguato a ri-significare una dimensione abitativa unica, poco nota e manifesta.

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Tafterjournal n. 57 - marzo 2013

La sostenibilità culturale nei processi di trasformazione delle città storiche di pregio

di Natalina Carrà

Il patrimonio culturale in tutte le sue espressioni è considerato un particolare ambito produttivo, ma allo stesso tempo è anche un capitale da preservare, poiché rappresenta e custodisce i valori di un determinato territorio e dei suoi abitanti. Parlare di sostenibilità culturale e di conservazione sostenibile, significa affrontare queste questioni; nel caso specifico delle città storiche di pregio, risorse non riproducibili che esercitano forti attrattive, il rischio di subire alterazioni legate alla perdita di autenticità e identità dei luoghi è alto.

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Tafterjournal n. 44 - febbraio 2012

Culture di paesi terzi: le biblioteche di Timbuctù e la luce del Sahara. Un caso studio

di Silvia Greca Rita Floris

Africa. Il contente della tradizione orale ha nascosto nelle sabbie del Sahara un tesoro inestimabile. I manoscritti in lingua araba di Timbuctù sono testimoni di una cultura scritta che ha animato questa zona del Sahel in epoca medioevale. I proprietari dei fondi lanciano la sfida: conservare e valorizzare il patrimonio documentale e rilanciare economicamente la città. Può la cultura funzionare come dispositivo di sviluppo economico in un paese del terzo mondo?

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Tafterjournal n. 44 - febbraio 2012

La ricerca di autenticità nel processo di visita museale

di Maria Cristina Vannini

In un periodo in cui la crisi economica e lo spaesamento della politica non sono in grado di assicurare alla popolazione gli standard di vita a cui è stata abituata e in cui è pressante la necessità di ridisegnare modelli di sistema, diventa importante concentrarsi su ciò che costituisce valore. In ambito museale, e applicato all’idea di Cultura, il concetto di valore si presta a molte interpretazioni: valore etico e sociale, valore educativo, estetico o “ricreativo”; non ultimo valore economico: i cespiti e gli asset tangibili e intangibili del Museo, la creazione di un mercato della domanda e dell’offerta di Cultura che generi introiti diretti e indotti. È in questo contesto che riprende forza e importanza il concetto di autenticità che si associa strettamente a quello di valore e che, anch’esso, nel contesto museale si può declinare in varie e differenti accezioni.

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Tafterjournal n. 44 - febbraio 2012

Non è un museo per tutti

di Stefano Monti

La definizione ICOM di museo, elaborata durante l’Assemblea Generale di Seul, ormai risalente al 2004, fa emergere chiaramente le due funzioni primarie dell’istituzione: quella di conservare manufatti, oggetti, opere e quella di trasmettere cultura e diletto. Dalla definizione emerge anche la stretta connessione del museo con il tessuto sociale, trattandosi di un’istituzione al servizio della società e del suo sviluppo. Proprio da tale scopo essenziale consegue il grande problema dell’istituzione museale: le grandi trasformazioni economiche e valoriali che caratterizzano gli ultimi anni impongono al museo di definire la propria identità, non più come fluttuante e autoreferenziale, ma come qualcosa che “si fa carne” e diventa brand. Seppure molti ancora mostrino delle forti resistenze al riconoscimento dell’opportunità di un connubio tra management e cultura, in una relazione di continuo interscambio di elementi positivi tra questi due mondi apparentemente lontani, la questione della brand personality vanta già esempi di successo di pubblico formidabili, dimostrando come il museo possa comunicare perfettamente e in modo immediato la propria identità fatta di passato, presente e proiezione futura.

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Tafterjournal n. 43 - gennaio 2012

Orientamenti

di Michele Trimarchi

Quando si parla di cultura si finisce per mettere a fuoco il concetto di identità. Sono proprio le cose (beni, attività, idee) senza identità o con elementi parziali e insufficienti a farci escludere che si tratti di cultura. Stiamo maneggiando un concetto complesso, evolutivo, che la paura e l’ignoranza legano soltanto al passato, come se l’identità dovesse essere protetta; al contrario, è la mancanza di prospettiva che taglia le ali all’identità, qualunque essa sia. Ora, anche senza addentrarci troppo nei delicati meandri del tema, si può capire quanto esso sia meritevole di attenzione se si prova a fare un elenco: la convenzione culturale vigente abbraccia cose esistenti e magari anche molto anziane, ma difficilmente si potrebbe negare la caratura culturale di “2001 Odissea nello spazio” o di “Blade Runner”, così come della world music o di altri prodotti culturali nati in laboratorio e non riferiti al passato.

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Tafterjournal n. 33 - marzo 2011

Vedere l’invisibile. La complessità dell’interpretare le città e i loro luoghi

di Giulia Becchis e Carlo Genova

La vita quotidiana di ciascun individuo all’interno delle città si sviluppa attraverso percorsi abitudinari che attraversano porzioni di spazio a cui vengono riconosciute specifiche identità e funzioni, trasformandole così in luoghi. Ma questa assegnazione non è sempre condivisa, e così allo stesso frammento di città possono essere attribuite identità e funzioni differenti da differenti individui. E per gli occhi di chi non riuscirà o non vorrà riconoscerle tale frammento resterà, almeno in parte, invisibile.

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Tafterjournal n. 29 - novembre 2010

Il gioco (analogico e digitale) della cultura

di Michele Trimarchi

E’ tempo di leggerezza, finalmente. Un po’ di anni fa l’aveva presagito Italo Calvino, che proprio con la leggerezza intendeva aprire i suoi memos for the next millennium, le Norton Lectures impedite da una morte dispettosa. Ma nessuno ci aveva fatto davvero caso, almeno da noi, abituati a sopravvivere in un paese bizantino nelle forme, greve nei meccanismi, torvo nelle relazioni, privo di senso autocritico. (Questo lo pensava Flaiano, quando amaramente diceva: la situazione è grave ma non è seria). Che c’entra la cultura con la leggerezza? con il gioco? con la novità? Ancora qualche giorno fa un importante quotidiano italiano manifestava una feroce nostalgia per il passato, unica possibile culla della cultura. Senza radici, non c’è identità. A furia di pensarlo, e di proteggerci dietro questo dogma indimostrato ma comodo e rassicurante, abbiamo reso il paese come un gigantesco frigorifero senza cucina, un luogo nel quale si conserva tutto ma non ci si riesce a nutrire.

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Tafterjournal n. 22 - aprile 2010

Il design per la valorizzazione territoriale. Il caso del Rione Sanità a Napoli

di Marina Parente

Qual è il rapporto tra design e territorio, e come può il design contribuire alla valorizzazione di tessuti urbani e sociali? Quali sono le metodologie, le pratiche e gli strumenti a supporto della costruzione e attuazione di scenari sostenibili design driven? Attraverso un caso emblematico di sviluppo bottom up, di progettualità che nasce dal basso, rifletteremo sulle capacità strategiche del design, palese o di fatto, nel prefigurare e realizzare scenari di sviluppo locale attraverso l’attivazione di network multilivello.

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Tafterjournal n. 5 - giugno 2008

Strategie per la promozione dell’identità urbana e grandi eventi

di Silvia Mazzucotelli

Oggi come mai prima d’ora la promozione del territorio è diventato un argomento centrale nelle agende di istituzioni e urban manager. La globalizzazione e la conseguente compressione spazio-temporale hanno cambiato le regole alla base della competizione economica e hanno contribuito alla creazione di una nuova gerarchia sociale dei luoghi. L’interesse crescente mostrato nei confronti dei processi di costruzione dell’immagine, sia quando si parla di città sia quando più genericamente parliamo di territori, deriva dal bisogno di attrarre flussi, di persone e risorse, utili alla promozione dello sviluppo locale.

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Tafterjournal n. 4 - maggio 2008

Allenare lo sguardo sul territorio

di Giulia Agusto

Allenare lo sguardo, insegnare la sensibilità nei confronti della comunità e del territorio, accrescere la consapevolezza degli abitanti attraverso l’uso di strumenti e chiavi di lettura inusuali: ecco cosa succede quando si utilizza il filmato video quale strumento di narrazione e di interpretazione del territorio. Il valore delle immagini diventa funzionale, in questo senso, all’attivazione di corto-circuiti comunicativi efficaci per esplicitare le dinamiche del territorio.

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Tafterjournal n. 1 - ottobre 2007

Ricchi di territorio: puntare sulla coscienza civica

di Manuela Ricci

Territorio è divenuto ormai una parola “densa”, densa di significati, di progetto, di aspettative, non solo per gli urbanisti, che da sempre lo frequentano, ma anche per gli economisti e per gli operatori della cultura. Territorio è un coacervo di luoghi fisici, di comunità che lo abitano e lo attraversano, di forze e […]

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