Articoli taggati con ‘beni culturali’
Mobile technologies: new ways to access tourism, culture and cities
The use of mobile devices and related technologies offers a great opportunity for cultural institutions to enhance and support visitors’ experience. Smartphones and tablets allow users to access contents ubiquitously using high-performance computing, embedded tools, fast wireless connectivity, and wider touchscreens, providing several novel solutions to engage visitors in a deeper level of interactivity and social networking.
Godere e diffondere conoscenza e amore per il patrimonio culturale
Evocando un sagace slogan di qualche tempo fa del sempre benemerito FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), che recitava più o meno così: “conservi ciò che ami, ami ciò che conosci”, si può dire che conoscenza, ri-conoscenza e affetto verso le proprie memorie sono alla base della catena del valore, che porta a conservare e tutelare beni spesso oggettivamente “inutili”, se visti con l’ottica dei frenetici ritmi e degli spietati canoni di un’esistenza come la nostra, votata al consumismo più esasperato. Un telefonino o un elettrodomestico rotto, oggi, non si ripara, si butta … (e se ne compra un altro!). Come si può essere legati, in famiglia, ad un oggetto di nessun valore, ma che è appartenuto ed è stato usato da un parente la cui memoria è cara, o autorevolmente riconosciuta, o riferibile a contesti storici che hanno contraddistinto epoche più o meno recenti, così si dovrebbe fare per il nostro patrimonio storico-culturale, avendone in primo luogo contezza dell’esistenza e, in secondo luogo, sapendogli attribuire valore.
Patrimonio Mondiale UNESCO: la tensione tra valore universale e interessi nazionali
La Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO rappresenta oggi il più efficace strumento internazionale di conservazione e tutela di un bene pubblico globale che include alcuni tra i più importanti tesori culturali e naturali esistenti al mondo. Tuttavia, dopo quasi 40 anni di attività, e più di 900 siti protetti, è necessario domandarsi se e come il sistema UNESCO sia stato in grado di definire e preservare questo patrimonio. Il presente contributo sintetizza alcune recenti ricerche economiche che mettono in luce come esista una tensione tra l’aspirazione al valore universale ed eccezionale della Lista del Patrimonio Mondiale, e i fattori e interessi nazionali che ne influenzano la sua composizione e la rappresentatività delle culture mondiali.
I beni culturali immateriali. Ipotesi e prospettive di gestione
È curioso come nel Codice Urbani non ci sia alcun riferimento ai beni “immateriali”, se non in termini generici. Ne discende un’assenza sul piano normativo, colmata unicamente dalla Dichiarazione Unesco del 2003. Eppure il ruolo dei beni etnoantropologici nella cultura di un popolo è notevolissimo e pone, oggi più che mai, il grande problema della loro tutela e conservazione. Bisogna, e al più presto, elaborare delle strategie interpretative dei cambiamenti e riformulare, in una società come la nostra che è quella del multiculturalismo e di sempre più rapidi processi di ibridazione culturale, una sorta di medium dove collocare una lettura scientificamente corretta del patrimonio culturale immateriale che non significa patrimonio legato genericamente e superficialmente al passato, ma patrimonio vivo in ognuno di noi e radice profonda che alimenta il nostro presente.
Fondazioni bancarie, arte e cultura. Ruolo, risultati e prospettive alla luce di un’analisi territoriale
A vent’anni dalla nascita delle fondazioni bancarie, il volume curato da Chiara Leardini e Gina Rossi analizza il ruolo svolto da tali istituzioni all’interno di un settore caratterizzato da profondi deficit gestionali, quale quello dei beni e delle attività culturali. Passando in rassegna l’operato delle 11 fondazioni bancarie attive nella zona del Triveneto, il volume offre un bilancio delle azioni fatte e traccia alcuni possibili scenari di sviluppo.
Modelli di gestione per le aziende dei beni culturali. L’esperienza delle Soprintendenze “speciali”
Il volume di Landriani, professore associato di Economia Aziendale presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, prende in esame un istituto che in Italia riveste un ruolo primario nel settore culturale, la Soprintendenza, qualificata in diverse decine di tipologie, sia per attività ed oggetto di tutela, che per competenza territoriale (Soprintendenze centrali, regionali e speciali). Proprio queste ultime costituiscono l’oggetto specifico della ricerca, istituite con D. Lgs. 11/91 che indica come tratto distintivo l’autonomia scientifica, organizzativa, gestionale e finanziaria.
La globalizzazione dei beni culturali
La raccolta di saggi a cura di Lorenzo Casini, professore di Diritto amministrativo presso la Facoltà di Architettura della Sapienza – Università di Roma, nasce da una ricerca avviata alcuni anni fa sul rapporto tra globalizzazione e beni culturali. Un rapporto che pone rilevanti problematiche di ordine giuridico, che il volume affronta per la prima volta in maniera organica…
Musei e territorio: la gestione del rischio nei confronti del patrimonio culturale
Si assiste sempre più di frequente, in Italia come all’estero, al susseguirsi di calamità naturali. Ne consegue un crescente interesse al fine di limitare le conseguenze che queste rischiano di avere sul patrimonio culturale. E’ necessario in prima istanza definire la tipologia di disastro, che può essere scatenato da cause naturali come nel caso di terremoti, siccità, eruzioni vulcaniche, così come da cause umane, incidenti e fatti bellici. E’ interessante notare come il verificarsi di una situazione di emergenza ci permetta di misurare la capacità di reazione di un paese. La tempestività e l’efficacia dell’azione diventano fondamentali. Per questo motivo risulta evidente che l’attività di soccorso debba essere mirata e affiancata da altre attività complementari, quali la formazione e l’aggiornamento costante degli operatori.
I musei sono “servizi pubblici” di prossimità?
Al cittadino medio del nostro paese non è certo mancata nell’arco della propria vita la frequentazione di uffici di servizi pubblici, come quello postale o anagrafico. Fatte salve le eccezioni e le negligenze che ciascuno di noi può sempre enumerare, nel corso di questi ultimi vent’anni si è assistito ad un netto miglioramento [...]
Nuove organizzazioni culturali. Atlante di navigazione strategica
Le organizzazioni culturali guardano spesso con sospetto a ricette precostituite e manuali d’azione. Il presente volume, un vero distillato della pluriennale esperienza acquisita sul campo dagli autori, è invece un illuminante vademecum per affrontare il periglioso navigare quotidiano di chi opera in un settore così complesso e multiforme. Le organizzazioni culturali sono il [...]
Il forum mondiale Unesco sulla cultura e sulle industrie culturali. UNESCO World Forum on Culture and the Cultural Industries
Lo scorso settembre Monza ha ospitato il primo Forum mondiale Unesco sulla cultura e sulle industrie culturali. In questo articolo si presentano le principali motivazioni che hanno portato al Forum Unesco, approfondendo le ragioni dell’avvicinamento tra economia e cultura e presentando alcuni dati sulle industrie culturali. In un’economia sempre più basata sulla conoscenza, la cultura costituisce una risorsa collettiva che contribuisce ad alimentare la creatività, a stimolare l’innovazione e ad accrescere la qualità del capitale umano. In questa prospettiva la cultura può diventare il volano della crescita economica, contribuendo all’incremento della competitività delle economie moderne.
La forza delle comunità locali e del capitale umano
Credo si possa affermare con una certa tranquillità che il nostro futuro dipende dalla capacità che il Paese avrà di imprimere una svolta all’accrescimento della qualità del suo capitale umano. La situazione attuale della formazione, a tutti i livelli scolastici e universitari, è piuttosto critica per la carenze di risorse economiche e umane; oltretutto è critica a fianco della carenza quantitativa anche quella qualitativa. I sistemi di valutazione in Italia stentano ad affermarsi.
Alienazione e cessione nel Codice dei Beni Culturali
L’Italia può vantare una vera e propria tradizione di legislazione dei beni culturali: già prima dell’unificazione, la giurisprudenza dei diversi stati preunitari dimostrò particolare attenzione a quelle che oggi potremmo definire politiche culturali. Talvolta una illuminata concezione della res publica, più volte il fascino della figura del potente mecenate, favorirono una consapevole indivisibilità del binomio patrimonio-territorio.
Ricercare per innovare. Nuovi strumenti e linguaggi per comunicare
Innovazione è la parola d’ordine alla quale a più riprese si fa ricorso per giustificare azioni ed interventi nel settore della cultura (e non). In questo senso, è il comparto dei musei luogo eletto di sperimentazione e di introduzione di normative ad hoc, strutture gestionali e nuove pratiche. Vale la pena seguire le “innovazioni” proposte, poiché l’ambito dei musei spesso funge da paradigma per l’intero settore culturale. Non a caso, infatti, l’ultima modifica proposta dal ministro dei Beni culturali, l’istituzione del super manager, direttore unico a cui è affidato il coordinamento generale di circa quattrocento strutture museali statali, che tante polemiche ha provocato, si concentra proprio sul funzionamento del sistema dei musei. Senza voler entrare nel merito della proposta, si sottolinea, però, quanto sia importante architettare sistemi di gestione che richiamino ad una reale efficacia di funzionamento del sistema.
Le ragioni della tutela
Difesa del paesaggio, del patrimonio storico, delle attività artistico-culturali, degli standard di vivibilità urbana, degli spazi pubblici, dell’ambiente minacciato da uno sviluppo quantitativo che non considera i limiti naturali delle risorse esauribili. Difesa. Questo il bollettino quotidiano dello scontro epocale, e del tutto inedito, tra natura, cultura e sviluppo. Uno scontro che vede contrapposte due ragioni: quella che identifica lo sviluppo con la crescita continua (di merci) e quella della tutela dell’ambiente e della cultura.
L’Italia che se ne va
Mentre si svolgono dibattiti e convegni sul valore dell’identità culturale, nell’ultimo decennio tre miliardi di metri cubi di nuove costruzioni hanno divorato paesaggio e testimonianze storiche in ogni angolo del paese.